“Prima i nostri!”: È meglio l’originale.

Mio articolo pubblicato  oggi – 7 settembre 2016 – sulle pagine del Corriere del Ticino.

I dati diffusi in questi giorni dall’Ufficio federale di statistica sulla presenza di stranieri in Ticino sono a dir poco sconvolgenti. Il quadro emerso dall’istantanea scattata in quest’afosa fine estate – al quale vanno aggiunti altri fotogrammi non propriamente idilliaci riguardo il  futuro del nostro Cantone – evidenzia in modo inequivocabile una realtà in ginocchio e sempre più sotto pressione da immigrazione, frontalieri, precarietà del mercato del lavoro e dumping salariale. Non si scappa. Da questo stato di cose, però, bisogna saper uscire, trovare soluzioni rapide e concrete invece di cullarsi in dati abbelliti dai soliti noti e amplificati da una stampa che non intravvede mai nuvole all’orizzonte, cui sta facendo da contorno un governo che, nell’opporsi ottusamente all’iniziativa UDC “Prima i nostri”, è arrivato persino a dichiarare che “invece di votare sì  è importante che il Cantone si attivi a Berna per l’applicazione del 9 febbraio.” Già, certo, e perché – fino ad oggi –  non l’ha fatto? Fermo restando che in medicina e in politica quando ci si trova di fronte a situazioni gravi e compromesse bisogna saper prendere decisioni chiare, profilate e urgenti, “Prima i nostri” rappresenta l’unica via praticabile in grado di invertire un andazzo che preoccupa tutti i cittadini comuni. L’iniziativa su cui saremo chiamati a votare il 25 settembre – che è poi l’ancoraggio, nella costituzione cantonale, del sì alla limitazione dell’immigrazione scaturito dal voto del 9 febbraio 2014 – è una risposta concreta, immediata ed efficace ai problemi del mercato del lavoro. E non solo perché è sufficiente studiarsela per capirne ed apprezzarne le potenzialità. Ma anche perché ha visto un iter che definire tortuoso è un eufemismo. Se in tanti l’hanno osteggiata – così come hanno fatto con l’iniziativa del 9 febbraio –  significa “tout court” che la stessa vale tanto oro quanto pesa. Il governo ticinese prima ha cercato di farla fuori facendo ricorso ad esperti (o presunti tali) che l’hanno mal interpreta. Poi si è opposto, presentando un controprogetto all’acqua di rose, tutto pace, amore e bacetti. Ma concretezza e sostanza zero.  E  noi dovremmo ora cascarci? Oltre il danno anche la beffa! Basti pensare che, a Bellinzona, si sono limitati ad auspicare la preferenza indigena nell’attribuzione di posti di lavoro, invece di renderla obbligatoria.  Da quando in qua “auspicare” avrebbe valore, dignità e sostanza politica? Da quando in qua “auspicare” rappresenta una soluzione praticabile davanti alle situazioni di grave crisi che mettono in pericolo il sistema, il corpo sociale o il corpo del malato, per riprendere la metafora del malato grave e delle decisioni del medico responsabile e competente? Del resto, nessuno ha saputo spiegarci perché dovremmo rinunciare alla preferenza indigena per i lavoratori in Ticino, così come del perché dovremmo rinunciare a combattere la pressione al ribasso sui salari e ad esigere la reciprocità nelle relazioni tra Svizzera e Stati esteri (Italia in primis). Perché “Prima i nostri”, in estrema sintesi, è tutto qui.! Chiediamo  forse troppo? Cosa ci sarebbe di sbagliato nel preferire, a parità di competenze, un domiciliato in Ticino a un frontaliere? Cosa ci sarebbe di sbagliato nel combattere la corsa al ribasso dei salari, appetibili solo per i frontalieri?  Cosa ci sarebbe di sbagliato ad esigere che gli artigiani italiani debbano sottostare alle stesse regole chieste agli artigiani ticinesi che vogliono lavorare oltreconfine? Noi non l’abbiamo capito. Ma il governo, la sinistra e i soliti corifei opportunisti e che non sopportano chi non la pensa come loro e che si vedono minacciati non appena viene chiesto in modo fermo e con il consenso del popolo la difesa degli interessi cantonali e nazionali, beh loro, evidentemente, sì. Beati loro. Noi però non ci stiamo e proponiamo a gran voce la soluzione originale!Se l’UDC ha lanciato “Prima i nostri” significa che leggi, norme e regolamenti in vigore attualmente non sono sufficienti e che quindi bisogna porvi rimedio! Senza contare che, da che mondo è mondo, è meglio sempre preferire l’originale alla copia, l’iniziativa al controprogetto.Le patacche piacciono a pochi e. soprattutto, non servono a nessuno. Il 25 settembre votiamo quindi si all’originale, si a “Prima i nostri”.

Dr. med. Orlando Del Don – Presidente Sezione UDC di Bellinzona

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Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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