Due casi gravissimi di pedofilia in pazienti perversi, due modalità di valutazione e giudizio, una sola verità e una sola realtà!

Recentemente il Canton Ticino è stato teatro di due gravissimi casi di pedofilia che hanno scosso le coscienze di tutti e che devono farci riflettere. Per il fenomeno in se, prima di tutto, per la società sempre più omertosa e indifferente a quanto avviene al di fuori del proprio orticello, ma anche per le pesanti responsabilità dei periti coinvolti in questi processi,

Il Caso Flavio Bomio – Ex presidente della Società di Nuoto di Bellinzona. Egli, sull’arco di una vita, aveva abusato proprio dei suoi atleti. Un numero elevatissimo; moltissimi di questi oramai – dal punto di vista penale – purtroppo già caduti  in prescrizione. Ritenuto colpevole di ripetuta coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e ripetuti atti sessuali con fanciulli e condannato a 15 anni, poi ridotti a 11 sulla base delle attenuanti: età, incensuratezza, prolungata carcerazione preventiva, la sua collaborazione con gli inquirenti (ma non la sua confessione!), La giudice al termine del processo così si è espressa: “Abusi di gravità inaudita e indicibile”. La perizia psichiatrica di parte (eseguita dal Dr. C. Calanchini) aveva sostenuto una scemata responsabilità (sic!)  dell’imputato, tesi questa che non è stata ritenuta accettabile in sede di giudizio!

Il caso del perito informatico 35enne – Anche in questo caso gli abusi sessuali perpetrati a danno delle figlie della sua convivente e delle loro amichette sono impressionanti per numero (quasi mille!), per durata e per gravità. Da segnalare che in alcni di questi abusi aveva coinvolto pure una prostituta che si era prestata ad assecondare il pedofilo nelle sue perversioni più elaborate e abiette. La sentenza è stata qui la pena massima: 15 anni di reclusione, al termine dei quali egli dovrà sottostare all’internamento a vita. In questo caso il perito psichiatra, Dr.ssa A. Canuto, ha fatto una valutazione diversa da quella del Dr. Calanchini e la collega, come riportato dai media, si è così espressa: “L’imputato era ingrado di intendere e volere … egli è caratterizzato da una grave personalità psicopatica, un grave disturbo di personalità di tipo dissociale. … Non si tratta di malattia mentale, ma di una condizione permanente. Insomma, il soggetto è così perché è così. … Non è curabile ed è elevato il rischio di recidiva”.

Due casi simili, due perizie perizie psichiatriche dissimili – Sorprendente il fatto che questi due casi che sono straordinariamente simili e, dal punto di vista strutturale e fenomenologico, identici … siano stati valutati in modo tanto dissimile. Un vero e propro smacco per la credibilità della psichiatria e che ritengo personalmente una vergogona e inqualificabile modalità di essere professionisti in ambito peritale da parte del collega che ha valutato il caso Bomio! Fortunatamente la Corte non ha ritenuto accettabile le “sciocchezze” espresse dal perito Calanchini. Un pauso invece alla Dr.ssa Canuto la quale, nel caso del perito informatico, ha saputo invece fare una valutazione corretta, rigorosa e finalmente molto responsabile e precisa per quanto riguarda gli aspetti legati alla curabilità e al rischio di recidiva. Nel dettato della Dr.ssa Canuto, in sostanza, si trovano infatti in trasparenza tutti gli elementi che avrebbero dovuto essere messi in evidenza anche dal Dr. Calanchini nel caso Bomio e che sono quelli legati ai concetti fondamenti di Normalità, Struttura, Responsabilità, Psicopatia e Volontarietà consapevole dell’Atto in sé!

Psicopatia e Perversione, morale e sessuale – L’elemento caratterizzate i due casi in questione. Entrambi chiaramente pedofili. Ma non solo. Entrambi sono caratterizzati per la loro struttura di personalità perversa. E quando si parla di personalità perversa non ci si limita alla loro sessualità perversa (presente in modo evidente in entrambi) ma anche della loro perversione morale. In quanto tali entrambi sono quindi anche volontariamente dediti (in assenza di conflitti e sensi di colpa) alla loro pratica e, quindi entrambi sono sempre e comunque da considerare pedofili seriali non curabili e, quindi, psicopatici.  La scelta di campo perversa (struttura) rappresenta una delle modalità di essere dell’uomo nella sua scelta insondabile che fa riferimento alla sua primissima infanzia laddove ognuno di noi declinerà una volta per tutte (e quindi per sempre) la sua modalità di essere-nel-mondo; attraverso la propria struttura … nevrotica, psicotica o perversa. Questo indipendentemente dallo stato clinico nel quale, nel corso dell’esistenza di tutti noi, potremo o no sviluppare a seguito degli eventi problematici o traumatici che costelleranno la nostra vita. Con un’unica eccezione evidentemente (come avranno capito i lettori più arguti e attenti): la struttura perversa non potrà mai (assolutamente mai) declinare nel corso dell’esistenza alcna modalità di espressione clinica connessa con la sua stessa struttura … a differenzza di quella nevrotica e di quella psicotica! E ciò ha delle implicazioni maggiori in campo psichiatrico e penale che, a questo punto, non sono di comprensione così difficile!

La lussuria del potere e della perversione – È impressionante in questi casi prendere coscienza della totale mancanza di sensibilità, di empatia, di compassione e umanità da parte di questi soggetti. Le loro vittime diventano nelle loro mani degli oggetti, da annientare, annichilire, svuotare della loro anima e della loro vita. Cionondimeno si faccia molta attenzione al fatto che questi individui perversi sono assolutamente non banali, anzi, il contrario; sono soggetti con una carica e un ascendente estremamente potenti e travolgenti e – seppur orientati verso i loro scopi egocentrici e narcisistici – emanano una forte personalità “carismatica”. Il tutto è connaturato al fatto che questi sono totalmente assorbiti dal loro auspicio primo: il raggiungimento della “dismisura” dell’eccesso, essendo per loro inconcepibile i limiti morali ai quali sono assoggettati i comuni mortali che noi tutti siamo … e in tal senso essi hanno la pretesa di autorizzarsi a stravolgere le regole e di sfidare tutto e tutti con la certezza di poter essere all’altezza di poter reggere ed assumersi qualsiasi sfida, qualsiasi rischio, di poter guardare e reggere lo sguardo verso qualsiasi abisso e turpitudine.

Il grande anfitrione e “maestro” iniziatore del vizio e del male assoluto – In questa veste di corruttore egli aspira inoltre a svelare la sua “verità” su lui stesso ai suoi allievi (le sue vittime). Le sue azioni si accompagnano sempre da una forma di “dissertazione” dove egli squalifica sistematicamente la morale comune ed esalta i vantaggi narcisistici, libidinali, materiali, psicologici ed esistenziali di tutte le opzioni illecite da lui perorate! Il suo discorso blocca al contempo sul nascere ogni possibilità – da parte del discepolo/vittima – di contraddizione, dubbio, rescissione, riflessione e disimpegno! E se il discepolo/vittima dovesse malauguratamente indugiare nell’esitazione o tentare una resistenza ad oltranza, beh, ecco allora che il discorso del perverso si trasforma e diventa allora arrogante, minaccioso, terroristico, sprezzante!

Il primato assoluto del desiderio – In questa struttura che è quella che abbiamo chiamato perversa si iscrive in modo indelebile e preminente una forma violenta e desiderante di contestazione generalizzata e totale di ogni forma di patto, regola, etica, morale, legge condivisa e vincolante per la società e gli uomini che la costituiscono … in una modalità, questa, che prevede e auspica l’inversione di tutti i valori, e nell’affermazione irriducibile dei diritti dell’individuo come espressione totalizzante del primato assoluto del suo desiderio al quale egli si abbandona volontariamente e violentemente.

Lacan, Kant e Sade – Lacan nel suo lavoro di psicoanalista aveva a suo tempo già evidenziato  con la maestria, l’acume e l’arguzia che gli erano proprie il legame di  parentela che lega Kant (il fanatico della Legge) a Sade (il fanatico della trasgressione). Laddove egli sottolineava la posizione del corruttore e, di conseguenza, quella del perverso nei suoi rapporti alla Legge e al Padre: una posizione di rigorosa complementarietà. La proclamazione perversa della NON-esistenza della castrazione (NON-esistenza della differenza fra i sessi; NON-esistenza della differenza fra le generazioni; NON-esistenza della proibizione dell’incesto) – che si affianca e apparenta strettamente alla sfida e alla trasgressione più ardite ed estreme – necessita la presenza e l’esistenza stessa della Legge, … pena la sua stessa involuzione e dissoluzione nella NON-esistenza!

Violenza, abuso sessuale, sottrazione – Che si tatti di perversione morale pura o associata a perversione sessuale, la dimensione perversa morale è in ogni caso una problema di abuso, di forcing, di maltrattamento, di predazione … La violenza, l’ abuso sessuale e la sottrazione sono tutti impliciti e fra loro interconnessi, legati, necessariamente! Ma riguardo alla sottrazione/furto, di cosa si tratta in particolare? Sicuramente dell’innocenza e della libertà, ma anche di un Sapere che, nelle forme più insidiose, comporta la privazione di un desiderio!

“Io posso, dunque io sono, dunque o ho ragione” – O del disordine rispetto alla filiazione, alla paternità  e alla Legge del Padre! Le  distorte relazioni connesse con i rapporti legate alla filiazione, il disordine in relazione alle referenze parentali e quelle legate all’ordine naturale delle generazioni sono tutte in relazione alle modalità strutturali ed esistenziali implicite nel desiderio di saltare le tappe, misconoscere le differenze, violare  divieti e ricercare i limiti estremi inimmaginabili e impossibili. Fare in modo assolutamente diverso da quanto fu il dominio e le possibilità dell’esercizio sociale, culturale, psicologico, simbolico connesso con la figura paterna. “Io posso, dunque io ho ragione”, questo l’assunto e il paradigma assoluto del perverso, secondo il principio grazie al quale l’atto, l’azione rappresenta la conferma, la prova provata della verità dell’idea preconcetta. Ma fare meglio del padre, sbeffeggiarlo, umiliarlo, tradirlo o ingannarlo, non significa ancora poter fare a meno del suo amore. Questa è la conclusione più paradossale. Colui che in tal modo si prende gioco di questo legame non farà dunque altro che confermare la sua maggior dipendenza della carezza e delle attenzioni che gli sono mancate. Egli perciò sarà necessariamente, volontariamente, pervicacemente, diabolicamente determinato a svuomere il cielo e la terra per poter finalmente udire da uno o dall’altro dei genitori che il fatto di averlo concepito è stato molto importante per lui, e assai più importante per loro!

Lo Stato, La Magistratura, Le perizie psichiatriche, i Periti – A mo’ di conclusione mi sento di fare alcune considerazione politiche riguardo le modalità con le quali lo Stato può e deve intervenire affinché le storture che ancora sussistono riguardo le valutazioni, il giudizio, le sentenze, le pene  alle quali questi soggetti perversi devono sottostare non solo per quello che hanno commesso ma, anche e soprattutto, per quello che possono e potranno ancora fare nel loro percorso immutabile e necessariamente recidivante, ebbene, tutto ciò a mio avviso appare di grandissima attualità e importanza. Dapprima lo Stato deve tutelare i suoi cittadini e la componente più innocente, fragile ed esposta a questo tipo di abusi  (i minori appunto) che negli ultimi anni sembrano essere esplosi in quanto a frequenza e gravità. In questo suo compito precipuo lo Stato deve al contempo assicurarsi che la Magistratura sia adeguatamente preparata, informata, istruita, cognita del problema in tutte le sue derive e implicazioni. Infine, e soprattutto, lo Stato e la Magistratura devono poter fare affidamento a un sapere, una scienza, una psichiatria e psichiatri preparati, rigorosi, seri, capaci e in grado di giungere sempre ad una valutazione e a conclusioni peritali utili ai giudici evitando pertanto di affidarsi a persone incapaci di assumersi questo onere scientifico e che con i loro interventi e pareri specialistici non fanno altro che arrecare pregiudizio non solo alla psichiatria ma anche alla giustizia e, soprattutto, alle vittime stesse e alla società. Questo ora è possibile, perché il nostro sapere ce lo permette; la psichiatria e la psicoanalisi avendo ora acquisito tutti quegli strumenti psicodinamici, psicopatologici, metodologici, clinici, fenomenologici e nosografici in grado di poter giungere a esmprimere una valutazione e delle conclusioni chiare, rigorose, documentate e scientificamente inoppugnabili  e che in quanto tali sono indispensabili all’esercizio di una giustizia che sia sempre tale  e, soprattutto, al servizio di  una giustizia all’altezza di questo arduo  compito e al passo con i tempi. Questo può fare la politica seria, e questo si è incominciato a fare in questo nostro Ticino. E’ di un anno fa la decisione della Magistratura cantonale di prendere le distanza e di allontanare un perito psichiatra non in grado di poter assicurare questo tipo di prestazioni e che ripetutamente ha dimostrato la sua inaffidabilità e l’inutilità delle sue elucubrazioni. Un passo avanti notevole … ma ancora molto lavoro ci attende in questa direzione che, finalmente, ha preso ora abbrivio.

Dr. med. Orlando Del Don, psichiatra e psicoanalista, criminologo, parlamentare ticinese

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Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

 

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Classe 1956, psichiatra, psicoterapeuta, manager, docente, politico. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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