Una cartolina di fine estate 2009

Si svegliò intorpidito e estraneo a se stesso. Non riusciva più a decifrare le informazioni che il suo mondo – così prossimo e ovvio fino a poco tempo prima – gli stava comunicando secondo regole e schemi consolidati.

In un crescendo di panico si sforzo’ di recuperare il suo posto nel mondo. I risultati furono però inizialmente scoraggianti; il senso di non-appartenenza gli causava un insopportabile vuoto allo stomaco.

Poi, però, pian piano si riebbe. In fine serata era finalmente riuscito a ritrovare se stesso nel suo normale funzionamento … nella logica e nel senso.

Cionondimeno l’esperienza gli lasciò un retrogusto di inquietudine e precarietà ma – sorprendentemente, come scopri in breve tempo -anche un che di eccitante ed esaltante; qualcosa che, doveva pur ammetterlo, lo stata approssimando e conquistando; e così anche l’inquietudine.

Rifletté tutta la notte; gli occhi sbarrati e febbrili. Forse si addormentò … e per alcuni secondi sognò. O forse impazzì. Egli rivisse o forse addirittura visse un’esperienza antica e nuova, annullò lo spazio e il tempo … e fece sua questa nuova dimensione … per poi ritornare subito nella sua abituale condizione esistenziale.

Sto impazzendo e non posso far nulla per impedirlo!” pensò (lui, o qualcuno che così diceva di essere).

Ricordò di colpo quanto aveva letto in una rivista scientifica, qualche anno prima, in cui si diceva che gli individui che hanno un comportamento deviante rispetto alla media o alla norma richiesta  vengono ora collocati (senza sapere come, da chi e perché)  in spazi altrettanto deviati; e che queste nuove forme dell’Essere stavano pian piano sostituendosi alle forme che in passato erano state conosciute come stati di crisi con le loro classificazioni psichiatriche.

Strano questo ricordo – pensò! Il pensiero si fissò su questo ricordo, sforzandosi al contempo di non pensare alla follia. Ebbe un’intuizione: forse – pensò – tutto il fantastico e l’irrazionale non era altro che una realtà ancora vergine? Forse questo poteva essere l’affermazione della sua volontà che esigeva il diritto all’esistenza di altre regole, di un altro mondo?

Si sentiva euforico, eccitato, in un inaudito stato di esaltazione dello spirito … Si chiese allora di chi potevano allora mai essere quelle mani che lo stavano portando lontano, in un mondo parallelo e che lo facevano con così tanta sollecitudine, affetto, amore.

Chi lo stava aiutando, chi gli stava suggerendo queste tracce.

Proprio in quel momento sentì una voce ed ebbe un sussulto di paura: “Questa è la via maestra. Noi esistiamo in differenti mondi; fortunatamente è così. Se fossimo reclusi in un solo mondo, beh, l’esistenza allora sarebbe impossibile perché … semplicemente, non sarebbe. Quella che chiamiamo vita o la nostra vita è spesso il passaggio da un mondo in cui esistiamo con un debole grado di intensità ad uno in cui questo grado di intensità è molto, molto, molto più intenso. Gli spazi sono separati da sottili diaframmi, diaframmi cognitivi … e dove la magia della parola rappresenta il codice per la loro apertura”.

A chi apparteneva quella voce? “Chi sei?”, gridò. Silenzio …

Tese ancora l’orecchio … il silenzio era palpabile … solo silenzio … e l’eco di questo silenzio!

Allora si materializzo’ un pensiero lucidissimo e affilato come una lama: NON CI SONO SOLTANTO I FATTI, ANZI QUESTI NON CI SONO IN ASSENZA DI NOI. QUESTI ESISTONO SOLO QUANDO NOI DIAMO LORO UN SENSO!

Si rese conto solo a quel momento che si era fatto giorno inoltrato. Erano le due del pomeriggio di un giorno di fine estate … e accadde qualcosa al quale egli non pote’ opporre alcuna resistenza e che da una vita egli perseguiva suo malgrado con feroce determinazione.

Senza esitare varco’ allora quel diaframma … e poi anche gli altri … volendo egli perdersi in quei mondi ora così reali e così impalpabili (ma solo in apparenza).

In questo suo vagare come un bambino innocente e spietato al contempo … egli si ritrovò allora in uno di questi Mondi che già conosceva. Meraviglia. Lo riconobbe e lo amò subito – ora poteva farlo, poteva farlo suo … Perché in quel momento quel Mondo non era obbligato ad essere il suo, e lui – ancora meno – si sentiva costretto a farlo suo!

Erno le due del pomeriggio … del giorno dopo … di un giorno di fine estate da cartolina! Ma in questa cartolina tutto aveva allora preso lo spessore, il risalto, i colori, la profondità, la potenza, i significati di un Mondoreale.

Iniziò allora un percorso senza ritorno. Forse si sarebbe perduto, dannato, annientato … O forse no! Era questo che voleva e che aveva sempre voluto.

Richiuse le porte, pian piano, con tutta la delicatezza e l’amore di cui era capace … per non turbare l’incedere del Suo Mondo.

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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