Il ruolo della famiglia nella formazione della persona

Relazione presentata al Convegno AL DI LÀ DI TUTTO METTO SU FAMIGLIA – Varese, Salone Estense, sabato 3 dicembre 2011

L’istituto della famiglia sembrerebbe profondamente in crisi. Anche se forse sarebbe meglio dire che è il concetto tradizionale di famiglia ad essere cambiato. E forse questo cambiamento non è estraneo alla crisi della famiglia. Soprattutto a contatto con i giovani, è facile cogliere le incertezze, le paure, le gioie e le frustrazioni che contraddistinguono i loro tentativi di costruire un qualche tipo di unione tra uomo e donna, in grado di dare soddisfazione e senso alla loro esistenza.

Cionondimeno molte persone optano ancora per la soluzione-famiglia. E non necessariamente per costrizione, per una visione tradizionalista e conservatrice dell’esistenza, o per amore delle formule più ampiamente condivise e sperimentate.

Storicamente la famiglia, nel corso del suo sviluppo, ha giocoforza dovuto abbandonare una funzione dopo l’altra. Però essa ha recuperato, in questo modo, quella funziona tutta sua che non può essere sostituita e/o ripresa da nessun’altra istanza.

Ma nella realtà, cosa rappresenta e implica la funzione specifica della famiglia, quella che nessun’altro gruppo o istituzione potrà mai sottrarle?

La famiglia, come gruppo primigenio, conduce anzitutto l’individuo a plasmare i suoi modelli comportamentali primari ed influenza significativamente ed indelebilmente i suoi primi bisogni. La famiglia può costituire il punto di riferimento stabile per l’uomo nel suo ambiente, spesso spersonalizzato dalla tecnica, e procurargli stabilità e sicurezza, nonché continuità.

Ma occorre ora darle un nuovo contenuto, una nuova coscienza, ed approfondire la sua dimensione umana, costitutiva e strutturale per l’uomo, la cultura e la società. La sua piena e completa “umanizzazione”, però, la raggiunge in primo luogo nella sfera psichica, culturale ed intellettuale.

Abitiamo un’epoca di “modernità liquida” in cui l’individuo non è più inserito in un sistema “solido”, con istituzioni, regole, modelli e configurazioni stabili, bensì in un mondo che apre ad infinite opzioni – certo, più nella declinazione “avere” che in quella dell’ “essere”! Una specie di contenitore ricolmo di innumerevoli opportunità ancora da inseguire o addirittura già sfumate, in continuo e rapido divenire. Soprattutto i mass media hanno contribuito e contribuiscono ad acuire queste indefinitezza della meta, unitamente all’incognita del percorso, e che restituiscono un’identità individuale liquida e di volta in volta definita dal contenitore che la ospita.

Di fronte a queste storie di vita narrate senza narrazione, esche per confermare la banalità del presente, placebo rassicurante e paralizzante, si può solo contrapporre la volontà soggettiva di finalmente innescare

il risveglio della coscienza con la costruzione di un’autobiografia che recuperi dati ed eventi intorno ai quali cercare significati e costruire senso.

Soprattutto le donne dimostrano, in questo lavoro di scavo, tutta la loro capacità evolutiva e di memoria, perché esse sono sempre vissute … accanto, fra, con, per, assieme, in funzione di … in quella che la loro natura “Altra”, “Aperta” – ancora per molti versi inespressa, in nuce – ricettiva, matrice originaria e costitutiva del senso e fine del nucleo famigliare, in funzione di questa loro natura – dicevo – esse sono in grado di operare in senso generativo, aggregativo, sociale e ontogenetico. In mezzo agli uomini, a loro – alle donne – è sempre spettato il compito di nutrire, accudire, curare e trasmettere la memoria, le genealogie famigliari, le narrazioni, le testimonianze.

Dare valore a questo raccontare e rimemorare significa allora compilare antiche mappe di mondi ancora troppo sommersi, che sono essenziali invece nella fondazione della Cittadinanza Interiore.

Da questi archivi comuni le autobiografie ritagliano gli elementi necessari a comporre l’unicità della persona, di Una Persona.

Pensare la cittadinanza come un paradigma che ha anche una dimensione psichica, di autoriconoscimento, ci riporta al valore e al ruolo costitutivo primario della famiglia. La cittadinanza interiore è riscoprire quelli che si definiscono i “pensieri secondi”, sotterranei, il sottofondo del nostro agire in superficie, un linguaggio che ci accompagna sempre ed ovunque.

Se ascoltati attentamente, i “pensieri secondi” ci aiutano a scegliere e ad orientarci nella complessità della vita, in modo autentico. In tutti gli ambiti dell’agire umano: dalla professione, alla politica, includendo il tempo da dedicare alle persone alle quali si ci sente di appartenere oltre ai legami di sangue; la famiglia elettiva, con la quale crescere assieme.

Gli antichi greci definivano chi non si occupava di politica con il nome di “idiotes”. Questa parola significa persona isolata, che non ha nulla da offrire agli altri, ossessionata dai minimi problemi e dal “proprio ombelico” e, in fin dei conti, alla mercé di tutta la comunità. Perché gli uomini non vivono isolati, ma riuniti in una società, una comunità, una famiglia!

E, ancora, ma è Aristotele a parlarci questa volta: “L’uomo è un animale civico, un animale politico” – Che non va confuso con quanto riportato da taluni i quali sostengono che i politici sarebbero degli animali!

E la famiglia rappresenta il gradino fondamentale, la palestra entro la quale esercitare la volontà e la consapevolezza del nostro essere soggetti di pensiero e di linguaggio, soggetti riconosciuti e riconoscibili, consapevoli, critici, futuri adulti socialmente integrati, maturi, soggetti etici, culturali e politici.

La famiglia diventa allora il crogiolo, la palestra entro la quale edificare e confermare la nostra indispensabile identità biografica; nei due sensi, dell’adulto e del bambino.

Perciò la nostra identità personale possiede una precisa dimensione affettiva, una specifica abitabilità, un “sentirsi a casa, in famiglia”, appunto.

Questa è la forza della famiglia, la forza del suo polo magnetico irresistibile ed insostituibile, la sua continuamente rinnovata e necessaria attualità!

Contro ogni velleità di riduzionismo scientifico dell’uomo, di ogni suo appiattimento biologico e fisico, il campo di forze messe in atto dalla famiglia in essere rimette al centro l’attenzione alla persona come Homo

Biographicus, come storia di vita, che non può essere appiattita e ridotta all’afasia del neuro trasmettitore e delle sue componenti biochimiche ed organiche.

Fuori dal gergo, con ciò voglio dire che per cogliere con pienezza l’attualità di una presenza, l’essenza di un soggetto, occorre porre mente e guardare ai modi, ai percorsi temporali, alle vicende (individuali, sociali, famigliari, storiche) che hanno reso possibile la formazione e la costituzione della persona concreta. Quella stessa persona che il terapeuta incontra e cerca di comprendere e guarire.

In conclusione del mio intervento. La famiglia è l’espressione più matura dell’essere di linguaggio che è l’uomo; dell’essere di linguaggio, di significato e di senso che sono propri dell’Essere dell’Uomo.

E una delle più potenti conferme di ciò è la sempre stupefacente constatazione del fatto che la fame di comunicazione dei bambini nei confronti dei genitori è non solo senza fine e totalizzante ma, pure, costitutiva del genitore stesso, dell’adulto e degli adulti che lo incarnano.

In questo senso, e senza ombre di dubbio, possiamo affermare – parafrasando la grande psicoanalista francese Françoise Dolto – che è il bambino a creare la mamma … ed il papà; è il bambino che crea i genitori e gli adulti che siamo!

Al di fuori di questo elemento strutturale e costitutivo, del campo di riconoscimento, comunicazione, conferma, senso comune ed appartenenza che la famiglia è in grado di attuare ed attivare, vi potrà essere solo il disancoraggio dalla realtà consensuale e condivisa che può condurre direttamente alla deriva psi chica, alla perdita di connessione con la nostra realtà storica, personale, sociale e culturale. Con tutto quanto questo comporta ed implica. Perdita dell’ancoraggio, sradicamento, smarrimento dell’identità, derealizzazione, depersonalizzazione, egopatia e – quindi – crisi della funzione costitutiva dell’io, cioè della sua capacità di concettualizzare il sé, gli altri, e gli oggetti del mondo.

E, però, fortunatamente quanto necessariamente, possiamo confermare che, per il momento e al di là di tutto, la famiglia è e rimane al centro della nostra società e del nostro orizzonte esistenziale. Contro ogni forzatura, ogni nonsenso, ogni atteggiamento provocatorio, egoistico e sterile, ogni deriva egocentrica ed “ombelicocentrica”, contro ogni edonismo e solipsismo.

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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