Il demone giudicante e le sue pratiche omologanti e a volte persino poliziesche

Nella mia attività quotidiana professionale e politica di curioso e – talvolta – preoccupato  osservatore dei fenomeni sociali che attraversano il nostro panorama esistenziale, e i rapporti sociali fra individui, mi sono imbattuto in uno scritto di Graziano Martignoni pubblicato sul Giornale del Popolo (Educando, 2 maggio 2015) che ritengo sintetizzi molto bene uno dei mali della nostra società e di cui purtroppo si parla troppo poco e male.

In estrema sintesi. Viviamo oramai in un tempo in cui siamo tutti irretiti in una vera e propria sindrome di adattamento normofilico discreta quanto invasiva di una società della medicalizzazione e della psicologizzazione del controllo sociale. I parametri di normalità, di buona cittadinanza, di buona genitorialità, di adeguata moralità sono ormai iscritti nelle dichiarate “verità” e certezze scientifiche sia biologiche che psicologiche.  Sono oramai i manuali di psicologia, di psichiatria (si pensi solo, per fare un esempio, alla progressiva psichiatrizzazione e farmacologizzazione del mondo e dei comportamenti dei bambini), così come quelli che prescrivono il giusto e il sano funzionamento biologico a determinare la normalità. Una specie di demone giudicante  sembra essersi impossessato dei più. Un demone che cresce proprio là dove il funzionalismo, il burocratismo, il protocollarismo, il formularismo, il tecnicismo della relazione prende il posto delle pratiche di resistenza, di ascolto, di custodia della singolarità, sostituendo l’accompagnare, l’assistere, l’aver cura dell’altro con il giudizio e il controllo. In questo contesto i soggetti e professionisti più a rischio di contaminazione da parte di questo demone sono forse gli assistenti sociali e gli psicologi. Ovviamente e fortunatamente vi è chi ancora sa resistere alle tranquillizzanti verità delle teorie educative, e alle argomentazioni psicologiche pret à porter, che pretendono di dire ciò che è giusto e sbagliato nella nostra vita, nei nostri sentimenti, nei nostri comportamenti. Ma  il demone giudicante e le sue pratiche omologanti e a volte persino poliziesche verrà sconfitto solo ripensando al valore umano dell’autenticità dell’incontro con l’altro, anche se diverso e lontano da noi, e a quell’umiltà, che è un sentire, un pensare, un agire, che è uno stare vicini dal basso, e non lontani dall’alto delle proprie convinzioni personali o professionali.

Questo in sintesi l’articolo di Martignoni.

Evidentemente non posso non pensare a quanto sta accadendo da un po’ di tempo a questa parte all’interno delle ARP (Autorità Regionali di Protezione) come pure al sempre più pervasivo stigma sociale che tocca tantissimi soggetti sfortunati – ma perfettamente adeguati, onesti e normali – e fonte di tantissime sofferenze e ingiustizie che sempre più spesso ammorbano la nostra società e le nostre istituzioni!

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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