Il futuro prossimo della nuova Facoltà di Scienze biomediche e della Scuola di Master in medicina umana

Pubblicato su LaRegione Ticino il 27.10.2014

La facoltà svizzere di medicina formano circa un terzo dei medici necessari (i diplomati svizzeri sono circa 800 e quelli esteri circa 1’400 all’anno) e nei prossimi 15 anni si prevede il pensionamento di circa 15’000 medici. La Svizzera non può fare affidamento solo su medici formati all’estero. Le nostre università dovranno pertanto formare più medici, non da ultimo per l’invecchiamento della popolazione, per le conseguenze del progresso biotecnologico e per la femminilizzazione della professione.

Il progetto ticinese di Master in medicina umana potrebbe quindi aiutare il sistema formativo federale a risolvere, almeno parzialmente, le difficoltà dovute alla mancanza di posti per la formazione ospedaliera al letto del paziente che avviene appunto durante il Master.

Evidentemente il Master in medicina trova poi anche una sua naturale collocazione, integrazione e complementarietà nella nuova Facoltà di Scienze biomediche.

In questo ambito il momento politico, sociale e congiunturale è pertanto attualmente particolarmente favorevole per il Ticino. Ma attenzione, l’occasione che si presenta ora non si ripeterà più in futuro! E pertanto non bisogna perdere il treno … questo treno!

Detto ciò, bisogna al contempo ricordare però anche che progetti come questi hanno importanti e duraturi impatti sul tessuto sociale, economico, medico e scientifico di tutto il Ticino; e che da questi ambiti ricevono a loro volta spinte e stimoli che sono essenziali allo sviluppo e alla vitalità stessa dei progetti ora in discussione. Guai a dimenticare questi elementi nell’equazione che siamo chiamati a risolvere.

In primo luogo è infatti ampiamente conosciuto e riconosciuto l’effetto positivo che una Facoltà di medicina ha sulla qualità e l’offerta sanitaria cantonale. Il che dovrebbe essere, al contempo, uno sprone per il Dipartimento Sanità e Socialità affinché si arrivi al più presto a delineare finalmente in forma compiuta il nuovo scenario che il Cantone si darà con la nuova Pianificazione ospedaliera cantonale.

Le interazioni, infatti, essendo qui molto strette e correlate, per ragioni che mi sembrano ovvie e sulle quali non voglio dilungarmi oltre.

Un secondo elemento di riflessione riguarda il fatto che con questi due importanti progetti si devono prendere in considerazione anche gli aspetti scientifici legati alla ricerca scientifica (sia quella sperimentale che quella clinica). E qui, però, il Ticino si trova in una eccellente posizione, essendo da anni presenti sul suo territorio validissimi e prestigiosi istituti e centri di ricerca che sono internazionalmente riconosciuti. Qualche esempio? L’ Istituto di Ricerca in Biomedicina (IRB), l’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana (IOSI) , l’ Institute of Oncology Research (IOR), lo stesso Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), lo Swiss Institute of Regenerative Medicine (SIRM), il Cardiocentro, il Neurocentro della Svizzera Italiana (NSI), ecc. Mi scuseranno quelli che non ho esplicitamente citato e che, evidentemente, sono altrettanto essenziali e prestigiosi. In buona sostanza, per semplificare, Istituti e Centri – questi appena elencati – che rappresentano importanti e vitali aree nella ricerca di punta che toccano l’immunologia, l’oncologia, la medicina rigenerativa, le neuroscienze, la ricerca clinica avanzata nelle diverse specialità. Evidentemente queste aree specialistiche costituiscono pertanto, sin da subito, delle Unità di Ricerca sia sperimentale che clinica che devono essere considerate parti integranti e/o complementari alla nuova Facoltà e al Master. E tutto ciò, necessariamente, comporterà una serie di positive ricadute economiche, professionali, di immagine e sociali di grandissimo impatto per il Ticino.

I progetti sono pertanto ora in essere e vedranno sicuramente presto la luce … a patto però di saper superare le ataviche paure psicologiche nonché tutti quegli egoismi e quei calcoli personali che potrebbero minare o fragilizzare sul nascere i progetti in essere. La qual cosa è da scongiurare con tutte le nostre forze. Un Ticino unito in questo storico momento sarà allora il segno tangibile che gli attori coinvolti saranno stati in grado di scrivere assieme una prestigiosa e fondamentale pagina in favore della nostra scienza, della nostra Università, della nostra medicina ma, pure, in favore della nostra cultura e della nostra società. Un segnale forte – anche al di là dei nostri confini – che segna un cambio di paradigma nei confronti di vecchi retaggi, vecchie dinamiche, vecchie concezioni e “prigioni” mentali oramai superate e definitivamente archiviate a solo vantaggio (futuro) degli storici.

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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