Quando i drammi della vita sono letti con le lenti distorte dell’ideologia e dell’opportunismo

ANCORA UN COMMENTO AD UN MIO ARTICOLO DA PARTE DI CERTI “PSICOLOGI” CHE HANNO PERSO DI VISTA LA RELTA’ DEL PROBLEMA, PRESI COME SONO DAL LORO ORIENTAMENTO IDEOLOGICO.
QUI NON SI TRATTA DI ESSERE A FAVORE O CONTRO L’OMOSESSUALITA’ – Qui quello che ha provocato il dramma e il triste epilogo della vita di Andrea e’ ancora piu radicale e a monte. Ma se dei sedicenti psicologi non capiscono questi elementi psico-antropologici così basilari mi chedo che razza di aiuto potranno mai dare al loro prossimo sofferente.

Ecco dunque cosa dicono questi personaggi. Riporto integralmente, di seguito, il loro scritto:

A proposito della notizia di Andrea, il ragazzo gay di 14 anni che si è ucciso qualche giorno fa a Roma, ci ha colpito che qualcuno abbia definito una “forzatura” leggere sui giornali che questo tragico gesto possa effettivamente essere ricondotto all’omosessualità del ragazzo (per esempio qui http://www.orlandodeldon.ch/2013/08/13/il-suicidio-di-un-ragazzo-14enne/).

La Repubblica scrive: “Il giovane, prima di lanciarsi dal tetto del suo palazzo, ha lasciato su una pen-drive la missiva per il padre in cui motiva il tragico gesto legandolo a profondi problemi esistenziali anche di natura sessuale.”
La Stampa scrive: “Nuovi sviluppi e interrogativi sulla vicenda della morte del ragazzino che alcuni giorni fa si è tolto la vita lanciandosi dal tetto del suo palazzo a Roma. Un gesto che il giovane aveva spiegato in una lettera lasciata al padre, legandolo alla sua omosessualità.”

E insomma nel nostro Paese sembra che l’omosessualità debba restare un tabù, che non se ne possa parlare neanche dopo che qualcuno si è tolto la vita perché distrutto dal peso del minority stress, così un ragazzo di 14 anni si getta da un terrazzo e le vere motivazioni legate a questo gesto vengono considerate una “forzatura” nonostante il ragazzo abbia lasciato scritto a chiare lettere un messaggio che ha più volte modificato nel corso degli ultimi giorni prima del suicidio, prova del fatto che non si sia trattato di un atto impulsivo ma al contrario di un gesto premeditato accuratamente.

“Bisogna fare attenzione con queste etichette e definizioni.”
Questa frase è già di per sé densa di omofobia, perché vorremmo ricordare al Dott. del Don che non vi è nulla di male nell’essere omosessuali se a circondarci è una società civile ed emancipata, dove le differenze vengono considerate come una risorsa e non come una minaccia, e che non spera di cambiare ed omologare il futuro delle persone perché le accetta per quello che sono.
Il male è piuttosto insito nei soggetti che stigmatizzano orientamenti sessuali diversi da quello eterosessuale rendendo devastante l’impatto con la società ed in particolare con i compagni di scuola.

Le statistiche rivelano un dato allarmante: gli adolescenti omosessuali tentano il suicidio 10 volte di più di quelli eterosessuali; il suicidio sembra essere la prima causa di morte tra i giovani omosessuali; una grande percentuale di essi ha pensato almeno una volta alla possibilità di suicidarsi (Il ragazzo dai capelli rosa, Davide Viola, 2012).
Tutti questi dati suggeriscono che il fatto di essere omosessuali costituisca un fattore di rischio aggiuntivo alla possibilità di commettere suicidio rispetto agli adolescenti eterosessuali. Il 25% dei suicidi fra giovani europei di età compresa fra i 16 e i 25 anni è attribuibile all’omofobia, ma se fosse vero quello che leggiamo nell’articolo scritto da Del Don non potremmo spiegare per esempio come genitori che si scoprono omosessuali in età adulta non decidano di fare la stessa fine di Andrea.

Non è sentirsi omosessuali ma sentirsi esclusi, derisi, soli, che crea disagio, confusione e sensi di colpa.
Non è la parola omosessuale ad uccidere ma gli atti omofobici, il mancato riconoscimento dell’altro come diverso da sé, il mancato riconoscimento della parità di diritti e bisogni che ogni adolescente, eterosessuale, omosessuale, bisessuale può manifestare.

Il cambiamento può e deve avvenire sul fronte dell’educazione, della formazione e della cultura, nel rispetto del cambiamento dei tempi, dei risultati delle ricerche scientifiche ma soprattutto dell’uguaglianza dei diritti umani, indipendentemente da etnia, status sociale, credo religioso o orientamento sessuale.

“In questi casi è necessario cercare di far capire ai giovani che a quell’età nulla è per sempre, tutto è ancora in divenire … e che pertanto vi possono essere delle fasi evolutive in cui essi possono sperimentare e vivere uno stato di confusione e smarrimento rispetto alla loro sessualità e alla loro identità.”
Forse è il caso di essere chiari.
Molti giovani omosessuali si tolgono la vita proprio perché sono stanchi di sperare di essere come tutti gli altri, sono stanchi di sperare di cambiare, sono stanchi di pensare che si tratti solo di una sbandata o di un periodo. In realtà già così giovani conoscono benissimo il loro orientamento sessuale perché si innamorano e dovrebbero essere felici, e invece stanno male perché non possono dirlo a nessuno. Così le paure e l’ignoranza di quelli che dovrebbero essere dei professionisti della salute mentale e della relazione non fanno che aggravare lo stato di ignoranza e bassa consapevolezza in cui versa il nostro Paese, rendendo tutto ancora più difficile.

È necessario cercare di far capire ai giovani che l’eterosessualità non è un dovere imprescindibile, che esistono infiniti orientamenti sessuali che non costituiscono un’etichetta ma che creano un’individualità unica e irripetibile, che va rispettata e salvaguardata ogni giorno perché rende speciale ognuno di noi.
È la società che crea quello stato di confusione e smarrimento rispetto al proprio orientamento sessuale e alla propria identità, quindi è la società e la cultura che possono essere modificate nel modo di vedere le persone nella loro individualità: non si può pensare neanche lontanamente di mettere in guardia tutti i giovani dal loro personale sentire, come se quello che sentono sia sbagliato o solo frutto di una temporanea confusione legata alle fasi evolutive della vita. E questo non farebbe altro che alimentare il principio cardine di qualunque terapia riparativa o di conversione dell’orientamento sessuale, l’effetto collaterale di una dilagante omofobia che in Italia trova ancora terreno fertile anche perché non vi è una legge pronta a contrastarla.

Navigando in rete è possibile trovare un articolo al quale sembra essersi ispirato lo psichiatra e psicoanalista Del Don “L’aumento dei suicidi per la crisi, una brutta favola pericolosa” che riporta i commenti della Dott.ssa Sandra Sassaroli, psichiatra e docente di terapia cognitiva, “Precario il lavoro, stabile l’ansia – Il ritratto psicologico di una generazione” pubblicato dal Dott. Gianluca Frazzoni il 13 aprile 2012 sul portale di State of Mind.
In questo commento la Dott.ssa Sassaroli giudica una “forzatura” (lo stesso termine utilizzato da del Don) considerare la crisi economica come la motivazione principale alla base del recente suicidio di molti imprenditori. Scrive: “Questo è importante perché non mi piace mai dare la colpa alle cose e basta ma ragionare sugli aspetti psicologici in modo più utile che applicare tout court a una difficoltà oggettiva le categorie diagnostiche dell’ansia o della depressione senza metterci in mezzo la lettura idiosincratica che ciascun individuo costruisce della sua realtà. Occorre guardare a ciascun individuo, alle sue storie, al suo modo di reagire in modo psicologico, fine”.
Pensiamo che questo discorso non faccia una piega e potremmo sottoscriverlo in ogni suo punto, ma non è per esempio possibile estenderlo al minority stress dovuto ad un orientamento sessuale omosessuale in adolescenza, come invece si evince da del Don. Una crisi economica è un fattore esterno, che è fuori dalla portata di un lavoratore che viene lasciato a casa, la cassa integrazione o il licenziamento sono eventi molto spiacevoli che a volte si inseriscono all’interno di panorami psicologici già molto gravi, portando quindi al suicidio persone che si trovano già in età adulta. La crisi economica in questo caso avrebbe un effetto fatale, ma solo a titolo soggettivo.

Diversa è la questione se parliamo di omosessualità e quindi di adolescenti e giovani omosessuali che non vedono nascere all’esterno la causa del proprio malessere, bensì all’interno, dentro di sé, come un male incurabile che abbassa i livelli di autostima e amor proprio, costituendo un macigno che pesa sulla propria identità, un peso che spesso risulta troppo grande da trascinare anche se il soggetto adolescente non proviene da una situazione pregressa di disagio psicologico o familiare.
La società non educa i genitori ad accogliere un figlio gay, come si può pensare quindi che tutti i giovani omosessuali siano in grado di accettare se stessi, di accogliere la propria attrazione omosessuale, dandosi così una possibilità per essere felici restando se stessi?

Insomma ci sembra ovvio che una persona che decide di togliersi la vita è una persona estremamente fragile e poco resiliente, così come è altrettanto ovvio che non vi sia una singola ragione alla base di una sintomatologia depressiva o al rischio di suicidio, ma piuttosto che vi sia una vera e propria costellazione di motivazioni.
Tuttavia non si può negare che in una percentuale dei casi molto alta, la vera causa scatenante che spingerebbe una persona a saltare da un terrazzo non sia mai più di una sola, mentre le altre possono considerarsi delle conseguenze della medesima. Spesso si decide di lasciare scritta questa motivazione su un bigliettino, esattamente come ha fatto Andrea quando ha parlato di omosessualità.

Quindi la domanda che sorge e che ci ha spinto a scrivere questo articolo è: “Si può pensare di INTERPRETARE un suicidio IGNORANDO le ultime parole scelte da queste persone prima di andarsene per sempre?”.

In conclusione.
L’orientamento sessuale è una componente fondante e pervasiva dell’individualità umana, non definisce il soggetto nella sua globalità ma sicuramente ne influenza aspetti importantissimi per il benessere psicologico, come le relazioni interpersonali e il modo di vedere se stessi e gli altri.
Possiamo sicuramente confermare che dietro un gesto estremo come il suicidio possano esserci diverse tipologie di disagio, ma stando anche alle ricerche scientifiche non si può non prendere in considerazione il peso tragico della non accettazione sociale dovuto all’omofobia.

L’impossibilità di sentirsi accolti e sostenuti per ciò che si è veramente può rappresentare una spinta insormontabile verso l’autodistruzione.

Se immaginiamo un grafico a torta dove ad ogni fetta più o meno grande corrisponde una delle motivazioni che portano una persona adolescente a suicidarsi, il minority stress causato da un orientamento sessuale non eterosessuale gioca un ruolo estremamente rilevante, anche se non è l’unico fattore che conduce al suicidio, ed è per questo che (a ragione) i giornali parlano di “suicidio perché gay”.

Quindi perché evitare la questione omosessualità per spostare il focus sull’adolescenza in generale? Perché non si parla di come la società italiana è organizzata per far fronte all’omofobia? Perché i professionisti della salute mentale non divulgano informazioni corrette per abbattere questa piaga sociale, dando indicazioni rispetto a percorsi di intervento e prevenzione nelle scuole ad esempio, piuttosto che negare l’impatto che oggi l’omosessualità egodistonica può avere su un soggetto adolescente?

Perchè alla fine sono l’indifferenza, l’ignoranza e la negazione della questione omosessualità che nutrono l’omofobia.

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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