Le sfide accademiche dell’Università della Svizzera Italiana (USI). Una partenza (parzialmente) zoppa!

Sabato scorso vi è stato il Dies Academicus dell’USI.  Un momento importante, questo, per fare un bilancio riflettere a fondo sul ruolo, sulla forma e sui contenuti dell’offerta accademica di questa nostra prestigiosa istituzione. In questa sede mi preme però affrontare nello specifico il ruolo futuro della facoltà di Scienze della comunicazione che, come evocato da più parti, potrebbe in futuro (prossimo) chiamarsi Facoltà di comunicazione, cultura e società.

Ora, io sono convinto che per affrontare le sfide dell’interconnessione globali, delle diversità linguistiche, culturali, filosofiche e religiose, unitamente ai rapidi cambiamenti tecnologici, antropologici e culturali, si debba giustamente ripensare il ruolo dell’Università e di una facoltà in grado di cogliere tutto ciò nel senso di un approccio che riconosca il valore della cultura umanistica in grado di formare un solido pensiero critico ed educare i cittadini responsabili nonché la futura classe dirigente.

In tal senso non posso ora ritenermi soddisfatto – a 20 anni dall’istituzione dell’USI e della facoltà di scienza della comunicazione – da come l’USI intende surrettiziamente porre rimedio ad un primo errore, commesso quattro lustri orsono con la creazione di una facoltà di scienze della comunicazione, mettendo ora in scena un secondo errore con il quale tentare di correre ai ripari con un intervento (il cambiamento del nome in Fac. di comunicazione, cultura e società) che mi sembra molto di facciata, puro atto formale, estetico, e che non affronta il problema nella sua essenza e non muta la realtà dei fatti.

Perché infatti si fa così fatica a riconoscere che ora, più che mai, abbiamo bisogno di una vera facoltà di Scienze Umane? Nella forma (nome) e nella sostanza.

Ma cosa sono le scienze umane. Cominciamo con il dire che sarebbe vano  cercare una definizione canonica o una traccia precisa delle reciproche frontiere tra le «scienze umane», le «scienze sociali» o le «scienze dell’uomo». Queste scienze si sovrappongono parzialmente senza essere completamente sinonime. Le loro definizioni sono dovute più a distinzioni accademiche, variabili a seconda dei paesi e degli usi, che a una terminologia rigorosa. Utilizziamo allora la definizione più ampia ed estesa delle scienze umane, riunendo sotto questo nome tutte le scienze che riguardano l’uomo e la società. Questo insieme è formato da una quindicina di discipline che si sono costituite intorno a questioni e temi fondatori. Un primo sguardo permette di misurare l’estensione  dei problemi e dei temi coperti da tale insieme.

L’antropologia è nata dall’incontro con i popoli «selvaggi». Il suo progetto fu di descrivere i riti, i miti, i costu mi dei popoli del pianeta. Così facendo ha voluto mettere in luce la diversità (e dunque anche le invarianze) delle culture umane e penetrare il mistero delle loro origini. A lungo focalizzata sui «primitivi», l’antropologia porta oggi uno sguardo nuovo e distanziato sulle società moderne.

La linguistica si interroga sulle funzioni, la natura e le regole del linguaggio umano. Una delle sue grandi piste di ricerca nel XX° secolo sarebbe stata la conquista di una grammatica universale alla base di tutte le lingue del mondo.

La psicologia, scienza dello psichismo, esplora i due grandi domini delle cosiddette funzioni «cognitive» (percezione, apprendimento, intelligenza, memoria, linguaggio), la vita affettiva (emozioni, personalità, motivazioni, pulsioni) e i meandri della follia.

L’economi a si propone di comprendere le condizioni in cui gli uomini producono, scambiano e si ripartiscono le merci e i beni pubblici. Alcune domande chiave hanno dominato il dibattito nel corso del XX° secolo: che parte devono avere il mercato e l’intervento dello stato nella regolazione del sistema? Quali sono le cause della crescita e delle crisi economiche?

La storia cerca di ricostruire il passato degli uomini e delle società. A lungo focalizzata sui « grandi» uomini e i «grandi» eventi, da mezzo secolo si occupa di ricostruire le mentalità, i modi di vita, gli universi sociali che formano lo zoccolo invisibile dei cambiamenti e delle permanenze delle società.

La sociologia, figlia della società industriale, è nata dalla domanda sui fondamenti del legame sociale e sui cambiamenti delle società moderne. I suoi domini privilegiati: il lavoro, la famiglia, il potere, gli svaghi e il tempo libero, i gruppi e le diseguaglianze.

La geografia cerca di comprendere come gli uomini organizzano il loro spazio e la loro vita.

Il diritto studia i sistemi di norme e le teorie attraverso cui si amministra la giustizia.

Intorno a queste discipline di riferimento si è riunita una costellazione di scienze periferiche: la psicologia sociale, le scienze politiche, le scienze dell’educazione, le scienza cognitive, la psichiatria, l’archeologia.

La filosofia stessa è legata alle scienze umane, se si considera come certe sue branche istituiscono e fecondano queste discipline. Non è però una di esse, vista la specificità di questo campo del sapere.

Questa la vera sfida del futuro. Questo ciò di cui la nostra Università, la Società, gli Studenti, i nostri giovani, ma anche  la cultura d’impresa, l’Economia, l’Innovazione, la Politica e l’educazione alla Cittadinanza responsabile e proattiva hanno bisogno. Ora più che mai.

Detto ciò – e concludo – ritengo che ora tutto ciò doveva e deve poter essere discusso preso in considerazione da una Università come la nostra; e che sarei stato particolarmente felice di poter finalmente leggere che la nostra USI ora, finalmente, si sente pronta ad accogliere questa sfida (anche se con un po’ di ritardo) e che, al contempo, la stessa avesse avuto il coraggio di ammettere questo stesso ritardo unitamente agli errori che in passato sono stati compiuti (a fin di bene, certamente) ma  che sarebbe stato lungimirante ammettere e correggere ora senza timori o rossori imbarazzati.  Questo sarebbe stato un vero nuovo inizio per la nostra Università e questo mi aspettavo dai vari esponenti del molto accademico, politico, intellettuale e culturale che si sono dati appuntamento sabato scorso al Dies Academicus.

Peccato che tutto ciò si sia svolto senza dibattito, senza discussione e che si lasci che  il non detto che sottende e cresce nelle stanze segrete dell’USI e/o nel suo inconscio istituzionale e/o politico, continui così a erodere dal di dentro il sistema nuocendo pesantemente allo stesso. Infatti quello che l’istituzione non porta alla coscienza, l’istituzione stessa è destinata poi a considerarlo e a classificarlo poi come fato, destino, condizioni avverse che, in quanto tali, giustificano poi i fallimenti e/o le aspettative disattese.

Ma forse sono io aver aver capito male. Forse sono io che non ho saputo cogliere il messaggio, la “Comunicazione”, che l’USI ha voluto diffondere e far conoscere a coloro che vogliono e sanno intendere?

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

 

Chi Sono

Classe 1956, psichiatra, psicoterapeuta, manager, docente, politico. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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