Pubblicato il 21.01.2016 sul Corriere del Ticino

I miei rapporti con Ambrosini, come risaputo, sono problematici. Cionondimeno voglio fare un passo nelle direzione della distensione e della riconciliazione; con tutti i rischi che ciò comporta in termini di possibili ulteriori strumentalizzazioni di questo mio gesto. Capisco le delusioni politiche e personali di Ambrosini legate ad alcune scelte poco felici del partito nel corso degli ultimi due anni e, al contempo, il suo nervosismo per non avere avuto i consensi auspicati. Delusioni e frustrazioni, però, che non sono solo sue! Capisco anche il suo risentimento e, pure, la sua insofferenza nei confronti di persone come il sottoscritto che a volte può apparire magari ruvido e forse anche “indigesto”. Capisco tutto ciò, ma la strada delle “crociate politiche e personali” interne al partito, dei toni minacciosi e delle “scomuniche” politiche sono quanto di più controproducente e sterile si possa in questi casi invocare. È infatti pericoloso lasciarsi condizionare da una bellicosità che si alimenta per autoinduzione e che spesso, involontariamente, asseconda e compiace talune inconfessabili velleità da parte di coloro che non raramente si celano dietro il leader. Leader che si espone poi però temerariamente in prima persona. Situazioni queste che sfuggono poi sempre al controllo e danneggiano tutti: il leader espostosi, il partito, gli interessi della comunità così come i colleghi di partito e tutto quanto di buono si è fatto assieme fino al quel momento. Poi, si sa, nessuno di noi è profeta, nessuno indispensabile, nessuno è il depositario di una verità infusa. E allora? Allora propongo di deporre le armi e tentare ancora una volta la strada della ricerca di una soluzione condivisa pacifica, civile, democratica, nel rispetto reciproco, lasciando perdere l’orgoglio ferito, rivendicazioni e faide, personalismi e vecchie ruggini, odi e sospetti, dietrologie e veleni. Questa è la via che ora tutti si aspettano (a parte gli avversari politici e , forse, certi giornalisti). Perché la gente – giustamente – è stufa di litigi e polemiche, nauseata e insofferente a tutto ciò. Litigi che rischiano di oscurare questioni ben più importanti che non possono ora più attendere. Ora ci aspettano infatti – al di là del Congresso di domenica prossima – le elezioni comunali, e l’ultimo termine per la consegna delle liste è il primo febbraio. Concentriamo allora tutte le nostre energie e risorse su questo nobile obiettivo. E non facciamo l’errore di rifiutare invece sdegnosamente la mano tesa e questo gesto di riconciliazione spontaneo … per il bene del partito e dei ticinesi. Io sono pronto. Grazie per l’attenzione.

Dr. med. Orlando Del Don

UDC Sezione Ticino

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