RSI; una pessima proposta! Il pericolo della disinformazione

Recentemente è andato in onda un servizio della RSI (la puntata di Falò del 10 dicembre) che mi ha lasciato esterrefatto per la mancanza di obiettività e di scientificità, per l’assenza di pluralismo nonché per la banalizzazione e la semplificazione con le quali si è voluto affrontare il tema.

In particolare nella trasmissione in oggetto si è affrontata la tematica delicatissima di chi ha deciso di cambiare sesso. Tutto ciò senza che vi fosse una controparte – in particolare uno specialista/esperto – che spiegasse i rischi o la testimonianza di chi fosse portatore di un’opinione diversa da quella promossa e difesa nel corso della puntata stessa.

Trovo tutto ciò preoccupante e condivido pertanto pienamente quanto riportato oggi sul Giornale del Popolo sotto il titolo IL PERICOLO DELL’UNIVOCITÀ E DELLA SEMPLIFICAZIONE.

Di seguito riporto, in sintesi, quanto l’articolista riporta, unitamente al parere dello psicologo Dante Balbo intervistato per l’occasione.

“Il Servizio pubblico dovrebbe essere anche sinonimo di pluralismo, di completezza informativa, di un minimo di equilibrio e di saggezza. Ne abbiamo avuto una prova nella trasmissione sul cambiamento di sesso intitolata VITE IN TRANSIZIONE, andata in onda nella puntata di giovedì scorso di FALÒ. Durante tutto il servizio filmato, dove sono stati presentati diversi casi di persone che hanno deciso di intraprendere un percorso di ADEGUAMENTO DELL’IDENTITÀ DI GENERE, non si è fatto neanche un accenno ai rischi legati a pratiche di questo tipo. Non un riferimento al malessere psicofisico che può venire generato, non una parola spesa per capire di che genere di disturbo si tratti, che radici abbia. Ciò che è mancato completamente, nel servizio, è stata una figura – giovane, genitore, operatore – che testimoniasse un disagio o esprimesse un parere quantomeno non entusiasta rispetto a tutti gli intervistati, a partire dalla dottoressa Laura Armani, che prima e dopo il servizio ci siamo trovata come unica ospite in studio a commentare … se stessa. Sono stati anche presentati i casi di due bambini olandesi di 12 anni che hanno iniziato una cura ormonale di “soppressione della pubertà” in una clinica di Amsterdam. È ovvio che il malessere che spinge le famiglie di questi bambini a prendere delle decisioni di questo tipo è grande e non può essere sottovalutato. Ma siamo sicuri che il malessere di una bambina che VOLEVA SEMPRE GIOCARE CON I MASCHI non abbia altra soluzione che iniziare una cura ormonale del genere? A 12 anni? Quali sono le conseguenze di una decisione del genere? Ne abbiamo parlato con lo psicologo Dante Balbo” 

Ecco di seguito l’intervista  del GdP allo psicologo Dante Balbo, che devo lodare per il rigore, l’obiettività, la sensibilità e la professionalità con le risponde alle domande del giornalista.

Domanda: Nel servizio abbiamo visto solo un’apologia del transgender, una posizione univoca … Risposta: Non solo univoca ma anche incompleta e contraddittoria. Ad esempio per quanto riguarda l’interruzione della pubertà nei bambini, l’unica obiezione formulata è stata legata alla reversibilità del processo, affermando che nessuno fino ad ora ha scelto di tornare indietro. È stato detto che si tratta di un percorso lungo, ma è passato il messaggio che lo sia solo perché ci sono cure lunghe da seguire e molti interventi da fare. Non tanto invece perché lo è il processo di elaborazione della propria identità, che è imèortantissimo. Domanda: Perché, secondo lei? Risposta: Oggi si tende a smontare il rapporto tra identità sessuale e genere biologico. Alla fine cambiare sesso è presentato un po’ come cambiare vestito. Domanda: Quali sono i rischi legati a pratiche come quelle presentate? Risposta: Mancano dati certi sulle conseguenze di un blocco del processo, anche quando questo è reversibile. Non si sa cosa vuol dire tornare ad essere del sesso di prima da un punto di vista pratico. Questo è un problema molto serio. Uno vivrà sempre una situazione dolorosa, anche se ha cambiato sesso e sta meglio, comunque la cicatrice del suo malessere rimarrà sempre. Banalizzare il cambio di sesso come è stato fatto in trasmissione è molto triste. Domanda: Nel servizio sono stati presentati due bambini di 12 anni che hanno deciso molto presto di intraprendere il percorso di cambio di sesso. Un bambino a quell’età è in grado di fare delle scelte così profonde? Risposta: Quella parte del servizio è stata davvero una falsificazione della realtà perché  comunque anche in quella clinica olandese io spero che il processo che si compie sia più lungo e complesso di quanto è stato presentato. Il processo coinvolge la famiglia che è sottoposta anche a un percorso di terapia, non è vero che è il bambino a decidere. I bambini in questione hanno affermato che da sempre volevano giocare più con i maschi che con le femmine e che volevano farsi chiamare con un nome maschile. Ma questo è di nuovo un problema che confonde la questione del genere con quella dei ruoli. Domanda: Che cosa vuol dire? Risposta: I teorici del Gender dicono che l’identità che uno ha è quella che uno si sente dentro e non ha a che fare nemmeno con i ruoli che uno assume nella società. Poi di fatto quando si discute del genere il messaggio che è passato è che le femmine vogliono diventare maschi perché giocavano a palla al posto che con le bambole: è assurdo!”

L’articolo del Giornale del Popolo termina poi con le considerazioni seguenti, peraltro pienamente condivisibili:

” Ancora due osservazioni. A noi risulta che vi siano altri psicologi e psichiatri che in Ticino si sono trovati confrontati con richieste di cambiamento di sesso. Nel servizio e in studio si è insistito nell’affermare che nessuno se ne occupa ad eccezione della dottoressa Armani. Un’informazione inesatta. Che ne pensano, tra l’altro i servizi psico-sociali del Cantone? Un Cantone dipinto, al solito, come retrogrado, non al passo con i tempi. Naturalmente secondo una lettura a senso unico, trasmessa sia in studio che nel filmato. Possibile che nessuno abbia o possa esprimere delle perplessità sui modi spicci di favorire a priori percorsi così drammaticamente incerti e dolorosi? D’altra parte osserviamo che il tutto è andato in onda in un orario di prima serata, quando sappiamo che anche i bambini e i ragazzi sono facilmente e da soli davanti al piccolo schermo. Che servizio pubblico è mai questo? “

Questo è il problema che l’articolista e il collega Dante Balbo mettono bene in evidenza in questo scritto. Non credo vi sia altro da aggiungere se non il fatto che, personalmente, in quanto psicoanalista e psichiatra, sono profondamente preoccupato da questa pacchiana disinformazione, dalla superficialità con cui si è affrontato questa delicatissima tematica e dal fatto che la nostra emittente pubblica sembra incapace di assolvere il suo mandato e – al contempo – anche in questo ambito scientifico assuma posizioni ideologiche e preconcette di questa fatta! 

3 Commenti

  1. Karim

    Non c’è da stupirsi, ma la manipolazione dell’informazione esiste dalla notte dei tempi!
    Una volta venivano messi al rogo, oggi si specula!
    Più soldi alle farmaceutiche e alla ricerca. In tempo di crisi possiamo solo aspettarci di peggio.

    Rispondi
    • Rita

      Hai ragione Orl, ma non entro in merito perchè non ho visto la trasmissione

      Rispondi
  2. Rita

    Hai ragione Orl, ma non posso entrare in merito perchè non ho seguito il programma

    Rispondi

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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