Le parole dei politici e il linguaggio della politica. Verità o finzione, persuasione o inganno?

La politica e i suoi protagonisti sono oggi sempre più al centro di sentimenti di sfiducia e diffidenza, se non di rabbia e sconforto profondi. E non solo a livello internazionale … evidentemente: anche nel nostro minuscolo triangolo di “mondo” che è il Ticino abbiamo le nostre belle difficoltà e – anche – qualche peculiarità di cui non andare troppo fieri!
Ma le parole dei politici e il linguaggio della politica sono il media attraverso i quali cercare di fare delle riflessioni e delle scelte … intorno alla verità, alla finzione, alla persuasione pura e semplice o all’inganno vero e proprio.
Su questo tema vi è stato recentemente una serata aperta al pubblica – alla biblioteca cantonale di Lugano – dal titolo: IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA. PERSUASIONE O INGANNO? Relatori illustri sono stati Gerardo Rigozzi, direttore della Biblioteca cantonale, Marcello Foa, giornalista, e Fabio Merlini, filosofo.
I relatori hanno cercato (invano?) di mettere a fuoco “alcune peculiarità del linguaggio politico, attraverso aneddoti tratti dalla realtà ticinese, ma non solo, per evidenziare le sottigliezze affascinante, ma sovente insidiose, della comunicazione politica nella nostra epoca”.
In particolare i relatori hanno tentato di esaminare (invano?) “alcuni interrogativi che è lecito porsi di fronte all’imperversare della comunicazione politica, quali:
Gli elettori votano con la testa o con il cuore?
Quali sono le tecniche usate dai politici per convincere l’opinione pubblica?
Sono tecniche accettabili o tendenziose fino all’inganno?
Tenuto conto della teatralizzazione della comunicazione politica nel contesto mediatico odierno, come avviene la costruzione del consenso politico?”
Questi sono i dilemmi e i quesiti che i nostri coraggiosi moschettieri hanno tentato di mettere a fuoco e sondare.
A mio avviso – al di là delle buone intenzione e delle indubbie competenze e qualità dei relatori – questo è stato un vano esercizio retorico e in parte stilistico che, in quanto tale, non ha contribuito minimamente a focalizzare e tematizzare la vexata quaestio!
E questo per almeno cinque ragioni.
La prima. Perché la politica (soprattutto questa nostra di politica, ticinese, ma non solo!) non ha nulla di strategico o di tecnicamente e(voluto) se si fa astrazione delle singole personalità e dei vissuti nonché dei desideri (spesso inconsci) dei singoli protagonisti chiamati in causa: ragion per cui appare azzardato tentare di generalizzare e parlare di tecniche per convincere l’opinione pubblica! Anche se qualcuno volesse tentare questa via, in breve diverrebbe vittima del suo strumento … semplicemente perché l’interazione con gli elettori non si lascia piegare a queste tecniche da laboratorio!
La seconda. Questa attiene al fatto che gli elettori stessi (e il periodo storico) condizionano il linguaggio e l’espressione del politico stesso. Si tratta di un processo dinamico che non può essere gestito da nessuna mente supposta superiore, da nessun leader politico o personalità carismatica che dir si voglia.
La terza riguarda il modo in cui gli elettori votano; non solo con la testa o con il cuore … ma anche con la pancia, come pure per inerzia, per dovere, per la personalità che li caratterizza, per la loro storia e cultura, per il momento storico che stanno attraversando, ecc.
La quarta fa riferimento alla teatralizzazione della comunicazione politica. Questo concetto – che condivido (ma non solo in politica) – per sua stessa natura squalifica la politica stessa per condurci nel mondo dello spettacolo: e allora qui cominciano i guai seri … perché allora ciò comporta il corto circuito e l’annullamento dei meccanismi decisionali e di costruzione di cognizione e consenso, non solo politico!
Vi è però una quinta ragione che mi rende particolarmente critico relativamente questo tipo di esercizio in relazione alla serata alla Biblioteca cantonale di Lugano, ed è il fatto che non si è minimamente affrontare il vero quesito che sta a monte di questo stato di cose e cioè il fatto che la politica, così come la conosciamo (e l’anno conosciuta i relatori) non esiste più … semplicemente perché a monte delle politica vi sono poteri e interessi che muovono e condizionano a loro volta in maniera molto subdola e forte il presunto volere, il supposto desiderio e l’apparente linguaggio autoreferenziale della politica e dei politici.
Questo è lo spaccato della realtà politica – ma anche sociale, economica, antropologica ed esistenziale – del nostro tempo.
Con tutto il rispetto per gli intellettuali di professione, beh, se anche loro non si interrogheranno nel futuro (prossimo!) sulla Realtà che ci parla e ci esprime, sull’apparente verità che siamo usi corteggiare, sul gioco delle parti multiple e scisse che caratterizza questo triste palcoscenico che è diventato il nostro mondo, la nostra società e la vita di tutti noi, beh, se anche loro non faranno uno sforzo ulteriore per guardare dietro lo specchio temo che continueremo a parlarci addosso ancora, e ancora e ancora … mentre i registi dello spettacolo che ci vede burattini-attori continueranno a proporre le loro partiture predilette!

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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