Non ad un’economia verde ingannevole, inutile e, peggio, dannosa

Di seguito riporto un mio articolo pubblicato oggi (21.09.2016) sul CORRIERE DEL TICINO:
No ad un’economia falsamente e illusoriamente verde

Di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’ l’inferno. E l’iniziativa “Per un’economia sostenibile ed efficiente in materia di gestione delle risorse” è senza dubbio ricca di lodevoli propositi, nobili ideali e pensate temerarie. Peccato sia però irrealizzabile. Inoltre, anche se venisse tradotta alla lettera, sarebbe ininfluente sul piano pratico, oltre che eccessivamente onerosa per i cittadini e l’economia.

Tutti noi abbiamo a cuore l’ambiente. Anche i democentristi, e non solo per motivi ecologici (e realmente ecosostenibili), ma anche e soprattutto per amore nei confronti del nostro Paese; perché l’ambiente in cui viviamo è un capitale da tutelare e promuovere. Ma, in politica, bisogna essere realisti. Il che non significa dimenticare gli ideali, ma portarli avanti in modo sostenibile e fattibile.

La Svizzera, nel mondo, è già uno dei Paesi in cui l’economia si sforza di essere quanto più sostenibile da un punto di vista ambientale, ed è seconda a pochi Stati in quanto a buona gestione delle risorse. Perseguire obiettivi irrealistici, concentrandoli peraltro in un breve lasso di tempo, come chiedono gli iniziativisti, non aiuta nessuno e tantomeno nessuno che voglia fare i conti con la realtà. Fermo restando che l’obiettivo dev’essere quello di migliorare sempre, senza cullarsi nell’illusione di avere già fatto abbastanza, l’attuazione dell’iniziativa è un concentrato di limitazioni, paletti e restrizioni che non riguardano solo il mondo economico – che ha le spalle larghe e che si sa difendere da solo – ma anche, e soprattutto, tutti noi cittadini comuni. Le misure radicali – come la pretesa di obbligare, de facto, il consumatore ad acquistare beni e prodotti non usa-e-getta, quindi di alta qualità, ma dai prezzi folli – richiederebbero l’adozione di misure drastiche, in grado non solo di compromettere la crescita del Paese, la competitività delle aziende e l’occupazione dei lavoratori, ma anche di minare la pazienza e la libertà della gente.

Come si fa infatti a pensare seriamente che, in soli tre decenni, si possa realisticamente raggiungere l’obiettivo di realizzare – cito – “un’impronta ecologica equivalente a un pianeta Terra”, al posto degli attuali tre, senza stravolgere radicalmente ogni aspetto della vita quotidiana di ognuno di noi?

L’economia e i cittadini hanno sì  il dovere di rispettare l’ambiente, ma hanno anche il diritto, nel frattempo, di vivere e di avere il tempo necessario per organizzarsi. E risparmiare. Sì, perché è impensabile credere che le indicazioni dell’iniziativa possano essere ottenute senza l’adozione di tasse, balzelli e costi supplementari sia per le imprese che per i consumatori.

Come se non bastasse, per controllare l’applicazione delle nuove disposizioni previste dall’iniziativa, Confederazione, Cantoni e Comuni dovrebbero dotarsi di misure finanziarie supplementari, oltre che di ulteriore personale. E gli aspetti negativi legati all’esplosione dei costi polverizzerebbero ogni motivo d’orgoglio. È stato calcolato che per la promozione di ricerca, innovazione e commercializzazione di nuovi beni e servizi ecosostenibili, occorrerebbero centinaia di milioni di franchi. E dove dovremmo andare a prenderli, di grazia?

E poi parliamoci chiaro: potremmo anche aspirare a diventare i primi della classe e, disperatamente, tentare illusoriamente di raggiungere gli obiettivi cui mira l’iniziativa. Ma anche in questo caso i nostri sforzi risulterebbero ininfluenti ai fini dell’iniziativa stessa. Nulla infatti potremmo contro i Paesi che ci circondano, uno dei quali – in particolare – dorme sonni beati e inficia sistematicamente già da ora ogni nostro passo ecosostenibile. Pertanto, se non vi suole ingannare la gente, e se realisticamente si vuole muovere un passo nella direzione auspicata, bisognerà essere realisti e franchi e quindi  mettere in conto allora che non ci si può esimere dal pianificare e coordinare il nostro agire con la comunità internazionale. Perché un progetto ambientale di questa portata non lo si può neanche pensare agendo da soli entro i confini nazionali! Non abbiamo quindi scelta: il 25 settembre votiamo No all’iniziativa “Per un’economia verde”

Dr. med. Orlando Del Don, Presidente Sezione UDC Bellinzona

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Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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