Ieri a Zurigo Il presidente della Confederazione Schneider-Amman ha incontrato  il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Lo stato attuale delle relazioni tra la Svizzera e l’UE, in particolare in relazione all’attuazione dell’articolo sull’immigrazione, è stato il tema al centro dei colloqui.

L’esito del colloquio è stato l’ennesimo bla-bla-bla inconsistente e inutile, come riportato dai quotidiani più perspicaci e autorevoli. Ma la questione che qui vorrei sviscerare un’altra e riguarda piuttosto il fatto che da più parti i fautori dell’Unione Europea abbiano approfittato in modo astuto e subdolo della coincidenza con i 70 anni dello storico discorso – avvenuto proprio all’università di Zurigo – di Sir. Winston Churchill per perorare la loro causa! In tal modo saccheggiando a piacere un dato storico per utilizzarlo – decontestualizzato – a proprio piacere e per i propri fini egoistici e insani.

Non a caso in questi giorni è apparso un interessantissimo articolo di Paolo Franchi sul Corriere della Sera che così intitolava il suo intervento: Così la politica fa la spesa al discount della storia.

Di seguito vale la pena riportare alcuni passaggi di questo articolo che bene illustra la portata del problema laddove, nella battaglia delle idee, i riferimenti cronologici e i paragoni sono vilmente asserviti a fini meramente egoistici e strumentali che non rispettano niente e nessuno, tanto meno i dati storici.

Chi controlla il passato – esordisce Franchi – controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato, recitava lo slogan del partito totalitario genialmente raffigurato da George Orwell in 1984. E ovviamente non c’è da rimpiangere né l’età dei totalitarismi né una concezione dei rapporti tra storia e politica per la quale la prima, ancella della seconda, era rivisitata, manipolata e distorta a maggior gloria dei detentori del potere assoluto e della linea da questi dettata.  Il Novecento, però, non si è portato via solo i totalitarismi. La storia, ce ne accorgiamo amaramente ogni giorno, se ne è andata per strade inesplorate e assai poco rassicuranti: di sicuro non è finita come aveva teorizzato Fukujama.

A farsi sempre più sottili sono i fili che legavano passato e presente. Le culture e le tradizioni politiche, incapaci di rinnovarsi in un mondo globalizzato, si sono desertificate. La memoria, che si voleva finalmente condivisa, si è invece smarrita, come se gli anziani non avessero più nulla da trasmettere ai giovani, e i giovani non avessero più nulla da chiedere agli anziani. Niente più domani che contano? e vada ancora. Va molto meno bene invece che non possono (i giovani, ma non solo!) nemmeno ricorrere alla droga dei ricordi e si sia condannati tutti a vivere in un eterno presente, senza passato e senza una prospettiva decente di futuro.

Tutto questo non significa, naturalmente, che la storia non faccia capolino, suo malgrado, nella lotta politica e in quella che una volta si chiamava la battaglia delle idee. Ma ad essa si ricorre come se fosse una specie di discount, dai cui banconi si prende, alla rinfusa e a prezzi stracciati, ciò che di volta in volta si immagina possa essere utilizzato, a mo’ di clava, contro l’avversario, senza perdere troppo tempo a chiedersi che cosa si sta acquistando, o se il prodotto è scaduto. Non è solo questione di faciloneria, di improvvisazione e di estraneità a un patrimonio comune che, in passato, si dava per acquisito. Ognuno sembra ormai liberi di costruirsi come più gli aggrada, senza incontrare troppe resistenze, la storia, scegliendo ciò che crede gli torni utile e scartando ciò che gli complica la vita. 

Allegri ignorantoni, temerari manipolatori, satrapi perversi, opportunisti decerebrati? Si, fors’anche ma – soprattutto – anche capaci opportunisti che approfittano della buona fede dei lettori, e del fatto che comunque vada … saranno sempre più i vantaggi che gli svantaggi … per i loro interessi di parte e le finalità recondite ed incoffessabili che sono i più attenti e prevenuti sapranno smascherare!

Ma se coloro che devono utilizzare questi strumenti per manipolare le masse si sono ridotti a tanto significa che sono allora in debito d’ossigeno, sono con l’acqua alla gola, e che quindi se i nemici  della democrazia che sono i politici/burocrati dell’UE devono proditoriamente salire sulle spalle di giganti come Churchill per strumentalizzarlo a piacere, beh, significa allora che la loro è una battaglia persa! Una battaglia persa in partenza.

Dr. med. Orlando Del Don, presidenze sezione UDC Bellinzona

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