La crisi globale, noi e il modello Svizzera

Confrontati come siamo alle molte notizie inquietanti che ci giungono quotidianamente da paesi vicini e lontani, la domanda che tutti si pongono è quella del come ci si deve riorganizzare per far fronte alla grande crisi. Due le certezze. La prima è che gli esperti, gli economisti e gli specialisti di finanza, nella migliore delle ipotesi, non hanno risposte. La seconda è che il nostro sistema federale è visto sempre più come un’ancora di salvezza, per molti. Questo perché?

Perché nel nostro Paese la giustizia sociale e il rispetto della dignità umana si fondano sul principio della cooperazione nella vita e nell’azione comune, sulla struttura federale della comunità, sul consenso che ha supportato l’azione dalla base verso il vertice (e non il contrario!). Ci si deve infatti chiedere se sia meglio una società dove i cittadini agiscono responsabilmente e democraticamente assieme partendo dalla base in modo dialettico e con cognizione di causa o – al contrario – strutture di comando centralizzate, gerarchizzate, rigide ed organizzate per diramare ed imporre ordini e direttive dall’alto verso il basso? La domanda non è retorica se si ha a mente quanto accade nei paesi a noi vicini. La comunità fondata sul principio del federalismo e della cooperazione è sempre stata la più fedele alla dignità dell’Essere dell’Uomo e capace di resistere mirabilmente a tutte le crisi, diversamente dalle grandi strutture e organizzazioni statali e super statali centralizzate. Lo scenario attorno a noi è infatti, da questo punto di vista, sconsolante.

Oggi non sono solo le banche, le economie pubbliche e interi paesi a dover dichiarare il fallimento, no, è anche un principio, una teoria errata sulla convivenza sociale e quindi sulla natura stessa dell’essere umano, la teoria errata dell’ “homo oeconomicus”, che vuole ridurre l’uomo ad una creatura egoista, dominata unicamente dai propri interessi. Il nostro sistema Svizzera ha però saputo resistere anche a questa pericolosa deriva. Perché non è l’organizzazione centrale a creare la coesione e la forza del nostro Paese, bensì la volontà comune intorno ad un modello di convivenza sociale che mette al centro il desiderio di vivere in pace, in comunità e cooperando fra di noi. La premessa è quindi proprio il mantenimento dell’indipendenza dei suoi elementi, il riconoscimento del diritto di ogni cittadino, di ogni piccola comunità, di poter assumere la completa responsabilità su ogni questione che non deve necessariamente essere delegata ad un’istanza superiore.

Parafrasando Pestalozzi possiamo anche dire che siamo legati fra di noi dal senso di responsabilità e di appartenenza, dal diritto e dalla legge, incarnando così noi stessi il nostro Stato. Essere se stessi lo Stato non significa altro che muoversi come cittadini a parte intera, essendo pienamente uomini responsabili e consapevoli, potendo contare sulle proprie forze e sulla propria dignità e consapevolezza di uomini liberi all’interno di una comunità – e non, invece, lasciarsi ridurre al concetto meccanico di “homo oeconomicus”, lontanissimo dalla nostra essenza di esseri pensanti. Con lo storico svizzero Adolf Gasser potremmo dire che è questa fiducia generale nella libera volontà della comunità che ha dato vita e che mantiene viva la nostra democrazia. 

Ed è questa che ci da la sicurezza e la conferma che sia proprio lo stato federale svizzero a garantire un fruttuoso equilibrio tra libertà e ordine sociale – sia in ambito economico che politico, plasmando allora sì lo Stato secondo i bisogno e le esigenze degli uomini e dei cittadini nel pieno rispetto della libertà della persona, della famiglia e dei suoi beni e interessi. Il modello Svizzera è sempre perfettibile, certamente, ma facciamo subito tesoro di questo preziosissimo lascito e non cediamo quindi alle tentazioni delle svendite di fine stagione!

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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