IL FENOMENO DELLE SETTE. Intervista al Dr. med. Orlando Del Don

Nov 2, 2017 | Altro, Antropologia, Psicoanalisi, psicologia, psichiatria, Rassegna stampa, Società | 0 commenti

BELLINZONA – Nei giorni scorsi Michelle Hunziker ha raccontato la sua esperienza nella setta, che l’ha portata anche a lasciare Eros Ramazzotti. Come è possibile? Credulona, l’hanno apostrofata alcuni. Eppure è un fenomeno che succede, quando una persona o un gruppo rapiscono e stravolgono la vita di qualcuno un po’ fragile. Anzi, capita sempre più spesso in un’epoca di fragilità, e non solo con le sette.

Ne abbiamo parlato con lo psichiatra e psicoanalista nonché docente universitario Dr. med. Orlando Del Don di Bellinzona, che a proposito di questo inquietante fenomeno, si dice molto preoccupato ma, al contempo, niente affatto sorpreso!

Sono casi isolati quelli di cui ha raccontato la show girl oppure succede spesso?
“È un fenomeno in crescita; ne ho parlato anche recentemente anche in occasione di  un congresso scientifico a Bellinzona. C’è una tendenza preoccupante della popolazione ad affidare la propria vita ai vari curanderi, a guide spirituali, a life coach, guaritori & maghi di ogni tipo in una specie di  supermercato della salute, alla ricerca del benessere, della felicità, del senso della vita o, più semplicemente, per venire a capo di problemi legati alla salute. E in questo senso si abbassa pericolosamente il livello di guardia e di prudenza candendo sempre più in mano a personaggi, va detto, molto abili nel manipolare il prossimo. Il fenomeno è in crescita e dal mio osservatorio privilegiato in quanto psichiatra e psicoanalista tutto ciò appare molto preoccupante, sebbene il fenomeno in se non mi sorprenda affatto”.

Chi sono le persone che cercano di soggiogare qualcuno?
“Da una parte ci sono anche persone che lo fanno in buona fede, pur senza competenza e senza alcun elemento scientifico o carismatico che possa supportare l’esercizio di questa azione che vorrebbe essere terapeutica, salvifica, spirituale.. Ma sono una piccola parte. Poi c’è chi invece approfitta del bisogno altrui in ogni senso, senza vergogna, con abilità e astuzia. E siccome c’è un forte bisogno da parte delle persone di trovare sicurezza a buon mercato, empatia, conferme, di trovare soluzioni rapide e rassicuranti  – magari anche identificare una guida che indichi loro la strada verso la “pienezza esistenziale” – piuttosto che fare un percorso serio e impegnativo come una consulenza specialistica da parte di operatori riconosciuti e seri, ecco che la domanda di questi utenti  incontra così l’offerta pronta e impacchettata. Per il seguito il cliente  si può illudere per qualche settimana di aver trovato una soluzione, poi arriva inesorabile la verità e il “conto”, un baratro e un incubo inquietanti per molti di loro.

Pensa anche all’esoterismo e alla cartomanzia?
“Anche questo sicuramente è in forte crescita, rispetto alle problematiche esistenziali come lavoro, amore, felicità … tutte questioni che ritrovo giornalmente anche io nel mio studio di psichiatra e psicoanalista. Il problema è che queste pratiche esoteriche, iniziatiche, magiche e affini creano illusioni, aspettative deluse, sensazioni di vergogna e impotenza ma, soprattutto, tutto ciò porta alla dipendenza. Il principio dominante è il rapporto di sudditanza completa, l’utente diventa dipendente di chi ne approfitta. Ci sono schiere di persone che vanno in queste direzioni, la nostra realtà occidentale, apparentemente ricca e cosiddetta avanzata, è molto toccata dal fenomeno. Il benessere è solo un dato statistico, la realtà è un’altra cosa; pensiamo all’epidemia dei suicidi che sta attraversando il paese… Si tratta dell’epifenomeno di una sofferenza diffusa, non solo come malattia psichica ma come smacco esistenziale e mancanza di prospettiva: il non riuscire a trovare la propria strada nella vita”.

A un certo punto Michelle Hunziker ha detto che le è stato imposto di scegliere fra loro e il compagno, e ha scelto loro. Com’è possibile distruggere in questo modo un rapporto?
“La questione non viene posta in questi termini all’inizio, ma c’è la richiesta da parte di questi personaggi di una totale sudditanza e l’esclusività che è richiesta da questi ultimi ai loro “clienti”. Il guru, il life coach, il curandero, il mago, il guaritore, ecc, chiede la completa esclusività e un rapporto privilegiato con i loro “clienti/pazienti”, lasciando capire che in assenza di ciò il loro intervento non potrà aver successo … e pertanto, come corollario, anche il fatto che per ottenere i massimi risultati il “cliente/paziente” deve dimenticare ciò (e chi)  sta loro attorno ed essere in una relazione strettissima con il leader!. La condizione preliminare posta è che se si  vuole ottenere il massimo (illusorio) con questo tipo di approccio è di accettare che per essere guidati, portati al benessere, alla felicità, ecc. bisogna pertanto impostare la relazione su un rapporto esclusivo, di fedeltà, sudditanza, fiducia incondizionata, ecc. E sa su cosa si basa tutto ciò questo?”

Cosa?
“Sull’effetto placebo. Non cambia assolutamente nulla nella vita dell’utente/cliente anche se però all’inizio può dare qualche effimero quanto illusorio risultato. Ed è questo che incastra e disorienta il cliente/utente. Quest’ultimo  si trova così in imbarazzo quando le cose poi, rapidamente, non vanno più bene, l’effetto si attutisce, i risultati non si manifestano; e allora egli si chiede se è colpa sua, sente il bisogno di avvicinarsi ancora di più al maestro/Guru e cresce così la sia dipendenza e la sudditanza. È un fenomeno ben noto dal punto medico psicologico e psicopatologico.

È possibile che dipenda dal bisogno sempre più forte di sfogarsi che si avverte?
“Viviamo in una società sostanzialmente paranoica, sospettosa, insofferente, intollerante. Non si sopporta nulla, non si vuole più affrontare le difficoltà del vivere con la necessaria pazienza, maturità e capacità di negoziare e discutere; a casa, nella relazione di coppia, sul lavoro, in società … A un certo punto e al contempo abbiamo però bisogno di momenti di solidarietà, di amicizia, di comprensione, di vicinanza, di attenzioni … Soprattutto il rapporto di stima reciproca e di amicizia appare effimero. Le amicizie, quelle vere, richiedono impegno e, soprattutto, costanza, determinazione, maturità e un approccio disinteressato. Ma sempre più tutto ciò risulta scomodo ai più, i quali non sono più disposti a tutto ciò … e ad un certo punto della loro esistenza però la loro la vita appare svuotata di senso, di relazioni umane significative; è a quel momento si innesca la crisi. Si perde fiducia, slancio vitale, autostima, si arriva a pensare alla nostra esistenza come sterile, senza senso, una vita fatua e senza reali prospettive. avulsa di esperienze significative, di un confronto costruttivo, una vita insoddisfacente, infelice, povera!. Ciò porta poi le persone a chiedersi come rimediare a tutto ciò, come recuperare il tempo perso, le occasioni perdute, come poter ancora sperare di raggiungere la piena realizzazione di se stessi, di ottenere finalmente “un posto al sole”. Ed ecco che allora, invece di impegnarsi in un rapporto terapeutico serio dove il nostro coinvolgimento in prima persona appare indispensabile e centrale, ci si affida a chi va promettendo soluzioni indolori, veloci, disimpegnate, rassicuranti e accomodanti. Ma facendo ciò ci si dimentica che la ricerca del senso della nostra vita e della piena soddisfazione esistenziale è un lavoro impegnativo e serio, che non ammette trucchetti, scorciatoie e formule magiche ma, soprattutto, non è una strada che può essere indicata in modo aprioristico; nessuno può, nessuno ha il dono di poter dare la soluzione e l’assoluzione alla nostra vita, passata e futura! Cercare il senso della vita è un lavoro da svolgere con impegno, nessuno ti viene a dire qual è il tuo”.

Cosa deve fare una persona che ha un parente, un partner o un amico caduto in questa trappola?
“È dura, perché ci si trova di fronte ad un avversario temibile e astuto. Bisogna avere pazienza, non abbandonare la persona cara, cercare di farla riflettere senza forzare la mano. Perché il rischio è che questa sia costretta a fare una scelta fra il guru, lo spirito guida, il life coach, e noi, famigliari, amici, partners, figli, o comunque chiunque abbia a cuore il destino del proprio caro. Si deve testimoniare una solida maturità psicologica e avere pazienza, soprattutto non bisogna sentirsi offesi o feriti, non bisogna affatto sentirsi messi da parte o traditi, ma continuamente testimoniare la nostra solida e incrollabile presenza e costanza nell’essere vicini alla persona che si trova in questo stato di stress psicologico. Ciò è un segnale inequivocabile di un grande sentimento di vero amore e responsabilità. Arriva infatti il momento, dopo settimane, mesi o anni, in cui c’è il crollo, con il senso di colpa, la vergogna, l’umiliazione, la rabbia … e allora noi dobbiamo esserci. Si tratta di individui che hanno dato tutto, non si sono risparmiati nei confronti del guru di turno,  hanno creduto in ciò che facevano, hanno speso grosse cifre nella speranza di un cambiamento … e che poi, nel momento in cui si svegliano e si rendono conto della truffa vivono un momento difficilissimo, di acuta sofferenza”.

Paola Bernasconi

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

 

Chi Sono

Classe 1956, psichiatra, psicoterapeuta, manager, docente, politico. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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