I compiti di uno Stato … particolarmente zelante nel vessare gli automobilisti

Articolo già pubblicato su Corriere del Ticino in data 3 dic. 2014

 

I controlli radar sulle nostre strade stanno oramai diventando un vero e proprio incubo. Una realtà, questa, che evoca certe infelici realtà autocratiche e/o certi non meno infausti Stati polizieschi. Non voglio ora snocciolare tutte le cifre, peraltro facilmente rintracciabili, ma qualche dato indicativo lo devo pur riportare, per dare un’idea del fenomeno. I veicoli monitorati in tutto il Ticino sono stati, lo scorso anno, 443’591. Tre radar fotografici spostati a intervalli regolari dalla polizia cantonale in tutte le dieci postazioni fisse sparse in Ticino. Rilevatori di velocità Multagraph su nove veicoli di pattuglia del “Reparto del traffico” e su quattro auto civetta. Sedici apparecchi radar mobili utilizzati dalle polizie comunali. Tredici apparecchi fissi Multafot (un nome, un programma). Ma, è lecito chiedersi, è forse scoppiata la Terza guerra mondiale? No. Ma la guerra all’automobilista quella sì. Quanto appena descritto, infatti, è il bel quadretto che fotografa i rapporti attualmente esistenti tra automobilisti e pubblica amministrazione nel Cantone più motorizzato della Svizzera: il Ticino. Quello di avere troppe auto in circolazione a sud delle Alpi sarà anche un poco invidiabile primato, ma la conformazione geografica del Cantone non è propriamente delle più ideali per l’utilizzo del mezzo pubblico. Ciò nondimeno da qui a dichiarare guerra ai cittadini che non possono evitare di utilizzare il proprio autoveicolo ce ne corre! Eppure è quello che succede. Fermo restando che il codice della strada va rispettato alla lettera, da tutti, e che non si può chiudere un occhio di fronte ai (veri) pirati della strada, bisognerebbe pur tener presente che l’auto riveste un ruolo di primo piano non solo quando si parla di mobilità ma, anche e soprattutto, quale supporto alle attività economiche più disparate. La maggior parte degli spostamenti, oggi, è rappresentata infatti da cittadini che utilizzano il mezzo privato per recarsi dal lavoro o, più in generale, nell’ambito di un’attività professionale. E la polizia cosa fa? È lì ad aspettarli al varco, col fucile puntato. Come fossero criminali. Senza poi scordare che, in Ticino, tra maggio e novembre, abbiamo pure assistito alla farsa del radar “in fase di valutazione” attivo sull’A2, nei pressi di Bellinzona: ma lo strumento “killer” non ha però fatto in tempo ad essere smantellato che abbiamo dovuto sorbirci le singolari dichiarazioni del ministro che, con la sua autodifesa, non ha fatto altro che esasperare il malcontento e le perplessità dei cittadini. Gli esempi e le riflessioni intorno alle singole disavventure – per non parlare alle vere e proprie odissee – vissute da tantissimi cittadini e automobilisti, potrebbero oramai riempire una vera e propria collana di libri. Il punto centrale è però un altro e riguarda il fatto che non fa onore al nostro Esecutivo creare un clima di sospetto e condanna a priori intorno a chi si mette al volante del proprio veicolo per necessità lavorative e a vantaggio della nostra stessa operosa società. Forse sarebbe pertanto ora il caso di porsi qualche domanda sulle reali finalità di certe operazioni. È una questione di rispetto dei cittadini e di senso delle proporzioni. Ed è anche una questione di decenza. In realtà, l’automobilista è oramai diventato da tempo il soggetto privilegiato, la vittima sacrificale destinata ad essere regolarmente spremuta, tartassata e vessata per foraggiare le casse dello Stato. Diciamolo una volta per tutte e finiamola lì. Questi sistemi polizieschi, iniqui e burocraticamente vessatori con i quali si vorrebbe vanamente e proditoriamente promuovere la sicurezza (termine col quale si vorrebbe rintuzzare qualsiasi critica) hanno fatto il loro tempo, seppelliti dalla loro stessa ipocrisia. Perché questa modalità di tartassare gli automobilisti non ha alcuna valenza dissuasiva, preventiva ed educativa, e il problema della sicurezza non sarà mai risolto con questi metodi che servono solo a creare false sicurezze e a fare impropriamente cassetta sulle spalle dei cittadini che lavorano e che sono il pilastro portante della nostra società e della nostra economia. Detto ciò, sarebbe pertanto ora – giunti a questo punto – di incominciare a ripensare seriamente il modello più valido ed efficace per affrontare il problema della sicurezza stradale, migliorando magari anche – nel contempo – la fluidità del traffico sulle nostre strade … oramai prossime al collasso.

Orlando Del Don

Gran Consigliere UDC

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli del blog

Seguimi sui Social

Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

Ultimi Post

Conferenza Stampa Flamingo Edizioni 2018

Siamo lieti di annunciare la terza Conferenza Stampa della Flamingo Edizioni in occasione della quale presenteremo le nostre novità...

Comunicato stampa – Dimissioni Orlando Del Don da Presidente della sezione del Bellinzonese

La Direttiva dell’UDC ha preso atto delle dimissioni di Orlando Del Don presidente della sezione UDC del Bellinzonese e lo ringrazia per l’ottimo...

Dimissioni da Presidente della Sezione Bellinzonese dell’UDC

A: Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino Stimato Presidente, Caro Piero con la presente ti inoltro ufficialmente le mie dimissioni da presidente...

Politica addio? Ragioni necessarie e sufficienti

La politica è sempre più tediosa e ininteressante, distante dalle priorità della gente. Questo è un dato di fatto. Le persone infatti sono sempre...

Le false verità

Si parla tanto, oggi, di "fake news", di false notizie, ma bisognerebbe temere molto di piu' le FALSE VERITA', LE "FAKE TRUTH". Cioe' il modo in cui...

Archivi

Categorie

Pin It on Pinterest

Share This