Ennesimo caso di grave abuso socio-giudiziario in Ticino?

Dalla stampa domenicale (Il Mattino della domenica del 7 dic.) e da segnalazioni dello stesso tenore giuntemi in questi giorni apprendo con non troppa meraviglia di quanto recentemente ha dovuto subire una bambina di sei anni strappata alla famiglia affidataria e che a giorni dovrebbe essere internata.

L’inspiegabile e inqualificabile sottrazione della bambina alla famiglia affidataria Il caso in oggetto è stato portato a conoscenza del pubblico dalla zia parterna della bambina. Nello specifico sembra che l’Ufficio dell’Aiuto e della Protezione (UAP) di Viganello, unitamente all’Autorità Regionale di Protezione 3 di Breganzona (ARP3), abbiano sottratto da un giorno all’altro una bambina di 6 anni dalla famiglia affidataria presso cui viveva da ben cinque anni.

Un atto avulso da giustificazioni – I fatti in breve. Lo scorso 25 settembre la “ex” famiglia affidataria partecipa ad una riunione di routine presso l’UAP riguardante l’affidamento della bambina. L’UAP comunica verbalmente che da quel momento gli stessi non erano più i genitori affidatari! Non viene però consegnata loro nessuna decisione scritta della ARP3 che autorizzasse un simile provvedimento.

Il contatto estemporaneo e improvvido delle Autorità con la bambina – Il pomeriggio dello stesso giorno, tre assistenti sociali – sconosciute alla bambina – si recano all’asilo per comunicarle che sarebbe stata trasferita in una nuova famiglia affidataria! La bimba si troverà sola con queste tre perfette sconosciute che le avrebbero cambiato radicalmente la vita. Le raccontano che sarebbe andata a vivere in una casa più grande, più bella, con la piscina e con una bella sorellina, ecc.

Decisione supercautelare … tardiva – Il giorno dopo viene emessa (tardivamente) una decisione supercautelare della ARP3, la cui presidente però non firma personalmente, delegando di fatto i suoi colleghi ad autorizzare il discutibile operato dell’UAP con una decisione tardiva. Decisione questa che ora è oggetto di valutazione presso la Camera di protezione del Tribunale di Appello.

Il Blitz – A questo momento – 24 ore dopo che le assistenti sociali avevano avvisato la bambina all’asilo – due assistenti sociali vanno a prelevare la bambina per operare il trasferimento. E finalmente esibiscono una decisione formale, senza però il rapporto dell’UAP in essa menzionato.

La reazione indignata della popolazione – Lontano dagli occhi della bambina scoppia poi l’inevitabile reazione della gente a conoscenza di tutto ciò e della famiglia affidataria oggetto di questo vero e proprio abuso di potere. Alcune persone del paese si radunano per solidarietà nei confronti della famiglia affidataria: sono  i n d i g n a t i.

Abuso di potere e di autorità – Viene chiesto un parere legale “al volo” ad un avvocato del luogo. Si fa intervenire anche la polizia cantonale. Tutto inutile! Avendo la ARP3 deciso il trasferimento, esso deve essere eseguito immediatamente … e solo solo dopo ci si potrà eventualmente attivare legalmente in modo da poter difendere i diritti della bambina contro quelli che sono ritenuti abusi di potere e di autorità dai famigliari della piccola, dalla “ex” famiglia affidataria e da tanti altri cittadini. La quel cosa naturalmente verrà fatta senza indugio dalla famiglia naturale e dalla “ex” famiglia affidataria (da notare i rapporti di fiducia e di amicizia instauratisi nel tempo fra le due famiglie).

Congetture, presunzioni e supposizioni – Di fronte ad un simile modo di fare ci si potrebbe legittimamente aspettare una serie di ragioni plausibili e giustificate … e invece no! Le ragioni sono sempicemente … una congetturata mancata collaborazione con la rete sociale a seguito di una errata e arbitraria interpretazione di un rapporto del pediatra della bambina da parte degli operatori dell’UAP e una presunta carenza educativa della famiglia affidataria.

Il malessere e le gravi sofferenze psicologiche della bambina in questa situazione – Le conseguenze di questo agire scellerato? Dopo un mese dal trasferimento nella nuova famiglia affidataria, ecco apparire inevitabilmente le più che naturali e inevitabili reazioni di forte malessere e sofferenza della bambina. Sofferenze legate soprattutto alla carenza degli affetti più cari. Infatti la bambina da quel momento non ha più potuto vedere né sentire i suoi genitori affidatari, né il papà e tantomeno la zia, la nonna e gli zii paterni, unitamente ai suoi cuginetti.

Una situazione di grave e dissimulato imbarazzo da parte delle autorità preposte Situazione di impasse, questa degli uffici preposti, i quali invece di ammettere  i propri errori di valutazione e riportare  la bambina dalla sua famiglia cosa fanno? Reagiscono d’autorità inasprendo ancor più il tutto! L’UAP e il Servizio Medico Psicologico, con l’avallo dell’ARP3, propongono a questo punto il ricovero della bambina all’Ospedale Civico di Lugano per una valutazione psico-fisica, mettendo nel contempo in forse l’attuale affidamento presso la nuova famiglia. Il ricovero però non avviene perché non vengono trovate due persone all’interno della rete sociale dei “professionisti” disposte a mettersi a disposizione 24 ore su 24 per due settimane. Inutile dire che la famiglia naturale e la “ex” famiglia affidataria, che si sono subito messe a disposizione e organizzato questa presenza continuativa, non vengon prese in considerazione dalla “rete”.

Denunica penale nei confronti delle autorità preposte – Nel frattempo viene depositata una denuncia penale dalla famiglia paterna nei confronti di tutte le persone coinvolte e facenti parti dell’UAP e dell’ARP3.

La valutazione clinica della bambina che conferma lo stato attuale della sua grave sofferenza – Il tempo passa e l’ARP3 non reagisce ma cionondimeno dispone infine una valutazione psicodiagnostica approfondita al Servizio Medico Psicologico di Viganello. Questi giungono alla seguente conclusione: “Riteniamo opportuno intraprendere le seguenti misure terapeutiche: 1) introduzione di una terapia farmacologica con lo scopo di attenuare l’angoscia, la tensione psichica e la scissione dalla realtà, 2) provvedere all’inserimento della bambina presso il Centro Psico-Educativo di Stabio e vista la difficile situazione riscontrata presso la nuova famiglia affidataria è indicato prevedere anche il collocamento in internato della bambina”.

Il gravoso compito della Camera di protezione del Tribunale di Appello – Questo è il risultato ad oggi dell’agire delle autorità e dei servizi preposti alla tutela di una bambina di 6 anni. Oggi a livello giuridico tutto è fermo alla Camera di protezione del Tribunale di Appello, che avrà il dovere e l’onerosa responsabilità di fare chiarezza sull’agire di queste autorità, l’UAP e l’ARP3, e che dovrà prendere un’importante decisione che influirà irrimediabilmente sul futuro della bambina.

Affinché in futuro non abbiano mai più a ripetersi simili situazioni – Comunque andrâ a finire questa triste vicenda c’è da chiedersi chi vigila sull’operato di questa persone che si permettono di distruggere la vita di intere famiglie e di segnare per il resto della loro vita l’esistenza di questi bambini, con una leggerezza e una arroganza impressionanti. È mio vivo auspicio che  si possa ancora correggere in tempo questa pericolosa deriva istituzionale e psicologica e che la bambina non abbia a riportare conseguenze pesanti nella sua vita psicologica, sociale e di relazione. Ma perché ciò non abbia più a verificarsi è ora necessario intervenire nel far chiarezza, informazione e formazione intorno a questi operatori e a queste pratiche abnormi e gravemente ingiuste sia sul piano del diritto che su quello della tutela dell’integrità psicologica dei minori sottoposti a queste misure.

I prossimi passi – Il movimento Papageno, che ha denunciato questa situazione sul Il Mattino, unitamente alla zia paterna della bambina, hanno dichiarato che si attiveranno affinché i cittadini possano esser parte attiva di un’azione di protesta, civile e democratica, affinché questo tipo di abusi vengano definitivamente denunciati e impediti.

Dal canto mio, in qualità di Gran Consigliere, inoltrerò a giorni un Atto Parlamentare che, a questo punto, ritengo assolutamente doveroso e urgente fare, essendo impensabile non indignarsi e prendere responsabilmente posizione davanti a queste derive. Derive, queste, che non devono più essere tollerate da uno Stato di diritto moderno, democratico, sensibile e attento al benessere e al futuro dei suoi cittadini più impegnati come pure a quelli più bisognosi e fragili.

3 Commenti

  1. Joanna Schoenenberger

    Grazie di cuore per il suo lavoro!! Ci hanno rubato una bimba dal nostro villaggio. Le tengo fortissimo i pugni, a lei e alla bimba, che incredibilmente viene sempre più stigmatizzata e traumatizzata invece che lasciata tornare alla pace.

    Rispondi
  2. Luigi Moro

    Sono a conoscenza della storia.
    Anche io ho un caso che fa rabbrividire………a mani dell’ARP 8
    Ora attendo anch’io decisione da parte dell’Autorità di Protezione

    Rispondi
  3. Bettina Matern Rivieri

    Sono a conoscenza della tristissima vicenda. Mi dispiace sopratutto per la sofferenza gratuita inflitta ad una bimba. Quando impareremo che gli esseri umani non sono burattini da spostare a nostro piacimento?

    Rispondi

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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