Di sentenze e carnefici … il caso Bomio ci deve finalmente smuovere dal nostro torpore!

Qualche aggiornamento a freddo sulla sentenze e sulle azioni criminose di Bomio vanno inevitabilmente fatte. Già ho detto dell’ottimo lavoro fatto dal procuratore pubblico Pagnamenta e, pure, del giudice Villa: soprattutto molto apprezzate sono state le loro parole. Cionondimeno le mie perplessità si concentrano sulla sentenza; che ha visto ridotta la  pena a 11 anni dei 14 chiesti dall’accusa. In particolare non si capiscono le cosiddette “attenuanti”.

L’incensuratezza, l’età e il cosiddetto “processo mediatico”?

È mai possibile che la nostra legislazione sia così inadeguata, così ingenua e impreparata di fronte a efferatezze di questa natura, tali da prevedere ancora consistenti riduzioni della giusta pena grazie ad … attenuanti … che nulla hanno a che vedere con il reo, il danno arrecato da questi, la sua reale pericolosità e la perversità del suo agire – e che sono invece da mettere (questi sì) sul piatto della bilancia in modo prioritario, quando di procede nella valutazione e appropriatezza della condanna da comminare.

Qualche esempio?

La pericolosità, l’atteggiamento distaccato, lucido, freddo e calcolatore dell’imputato che non si è scomodato a scendere dal suo trono e – anzi – ha ancora giustificato i suoi atti ricordando la storia antica e “l’amore” per i fanciulli degli antichi greci.

Ma poi l’incensuratezza! Il fatto che non sia mai stato denunciato, processato e condannato in tutti questi anni – grazie alla sua astuzia e lucidità – dovrebbe essere considerato un aggravante e non un’attenuante!

E, ancora, la sua età. Come se questa potesse renderlo meno pericoloso, incapace, un innocuo vecchietto, qualcuno senza più futuro! Proprio vero il contrario; e anche qui, una pericolosa aggravante, avendo adesso egli avuto modo di meglio organizzare e pianificare le sue “spedizioni” future. Un’altra aggravante.

Che poi il cosiddetto “processo mediatico” possa aver scalfito il soggetto, anche qui peccheremmo di dabbenaggine se credessimo che un uomo capace di simili efferatezze possa poi essere sfiorato dal giudizio e dai pensieri dei “suoi simili”!

In conclusione, ritengo che questa fattispecie debba ora essere studiata e rivista nella sua globalità alfine di trarre quegli insegnamenti indispensabili e irrinunciabili in uno Stato di diritto come il nostro. Il momento è ora giunto per fare quei passi che ora bisogna avere la determinazione e il coraggio di fare, dando così uno scossone al nostro torpore di bravi e pacifici cittadini e politici, che si nascondono spesso dietro a un dito, come hanno fatto l’avvocato della difesa Galliani e il suo perito di parte Calanchini. Ma su questo aspetto del processo non voglio ora entrare nel merito – ci saranno occasioni migliori e più adatte per sollevare a questo proposito tutti i dubbi e le perplessità del caso.

Bellinzona, 14 ago. 2013

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Orlando Del Don

Orlando Del Don

Medico, Psicoanalista, Politico

Classe 1956, Medico, psicoterapeuta, docente, scrittore, editore. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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