Del perché delle molte, troppe bocciature in prima liceo!

Ho avuto modo di prendere atto di uno studio SUPSI che ha analizzato le ragioni delle molte bocciature che caratterizzano l’entrata dei giovani ticinesi nel sistema scolastico medio-superiore e le valutazioni spesso molto severe (leggasi bocciature) alla fine del primo anno di studi (liceo, commercio).

La questione di fondo – e che non ho mai avuto modo di leggere o di sentire da parte dei vari esperti ed esponenti del mondo della scuola e non – non è tanto il fatto che con la prima liceo si cambia il metodo e l’approccio al sapere e all’apprendimento, esigendo a questo momento che l’allievo sappia dare prova di autonomia e capacità di organizzare il proprio lavoro (tutto ciò è fin troppo palese e riconosciuto da tutti!), quanto piuttosto il fatto che in questa fase evolutiva dei nostri giovani gli stessi vivono e sperimentano un importante cambiamento nel loro approccio e nella loro relazione con gli adulti. In particolare voglio qui porre l’accento sulla particolare modalità di comunicazione fra docenti e allievi, sottolineando come sia prioritario in questi casi saper comunicare con i propri allievi, ma anche saperli ascoltare e consigliare. Troppe volte vi è in fatti come un “muro di gomma” fatto di difficoltà di comunicazione nonché modalità relazionali molto formali e stereotipate – da parte dei docenti – che in tal modo involontariamente frustrano e inibiscono molti giovani studenti ai quali non mancano certo le qualità intellettuali e attitudinali allo studio. Giovani che poi, talvolta, cadono addirittura nello sconforto e in forme di sfiducia e autosvalutazione che sono l’anticamera del disimpegno e del disamore per il sapere, la conoscenza e lo studio. Un vero peccato poiché molto spesso questi giovani sono anche quelli che hanno una sensibilità, un talento e delle potenzialità particolarmente marcate e che in tal modo non vengono poi riconosciute e valorizzate! Con grande sofferenza per loro … ma anche per la società … e che in fin dei conti rappresenta (questa loro condizione di “bocciati”) anche una perdita per la società stessa … e una sconfitta per la scuola, che in tal modo viene meno al suo mandato e al senso del suo operare. A mio avviso però questa distorsione del sistema potrebbe essere sanata con una adeguata assistenza ai pur bravi docenti i quali necessitano in questi casi di essere affiancati e assistiti nonché formati alla conoscenza del funzionamento psicosociale e relazionale nonché alle modalità di essere e di comunicare di questi nostri giovani che ingiustamente vengono bocciati e si sentono magari anche respinti dal sistema.
Dr. Orlando Del Don, medico e psicoanalista
docente universitario

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Medico, Psicoanalista, Politico

 

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Classe 1956, psichiatra, psicoterapeuta, manager, docente, politico. Questo blog è il mio mezzo per parlare online di società, sanita, cultura, informazione, territorio e altro ancora.

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